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Ex Tintoretto, la Loggia sollecita Redo: deve adempiere entro il 6 luglio

Il Comune ha dato 30 giorni all'azienda per attivarsi: lo ha riferito l'assessora Tiboni in commissione urbanistica

Redo è ufficialmente in mora: il 6 giugno scorso il Comune di Brescia ha inviato all'azienda una ultimatum di 30 giorni, perché rispetti gli impegni assunti in merito al cantiere in essere dove sorgeva la torre Tintoretto. Ultimatum che scadrà, dunque, alla fine di questa settimana.

A spiegarlo è stata l'assessora comunale Michela Tiboni, durante la commissione urbanistica: "Abbiamo anche chiarito che l'attuazione della convenzione stipulata nel 2021 è imprescindibile", ha puntualizzato Tiboni. La convenzione detta, tra le varie, una serie di scadenze: per esempio, la sistemazione degli spazi esterni - urbanizzazione primaria, riqualificazione via Lippi, la pista ciclabile, la pavimentazione degli impianti a uso pubblico - deve essere conclusa prima degli spazi edilizi ed entro 4 anni dalla stipula dell'accordo. Poi c'è il capitolo dei termini per la realizzazione dell'housing, il cui mancato rispetto comporterebbe delle penali per Redo. L'attivazione che la Loggia richiede ora all'azienda, nello specifico, riguarda il permesso di costruire che quest'ultima ha a suo tempo depositato, che esclude dal computo alcuni spazi in forza del disegno originario, configurato con il Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell'abitare (PinQua). E che va, perciò, aggiornato. 

Nel frattempo, l'assessora con delega alla pianificazione urbanistica ha portato in giunta il Piano di edilizia economica popolare relativo al nuovo isolato - tre palazzine da cinque piani ciascuna, per una superficie totale di 7.275 mq e 69 appartamenti in tutto, da destinare alla locazione a canone calmierato - per la cui realizzazione ha ottenuto da Roma, con la rimodulazione del PinQua, un finanziamento di 25 milioni di euro. "Un bilancio quantitativamente diverso dai 275 alloggi ancora oggi previsti sulla Tintoretto, con la differenza però che questi 69 saranno di proprietà del comune", ha chiarito Tiboni. Gli altri saranno di Redo, che li metterà a disposizione in locazione per 25 anni. "Nella rivisitazione del piano volumetrico che ho portato in giunta due settimane fa - ha proseguito - i tre edifici risultano il primo step di uno sviluppo che potrà triplicarsi: sull'area individuata per realizzarli c'è spazio per altri due isolati da tre edifici ciascuno, peraltro anche con metrature maggiori e più alloggi". Per le tre palazzine di certa realizzazione, comunque, i lavori inizieranno con il 2025 e la data di fine cantieri è già bloccata: 31 marzo 2026. 

Il dibattito in commissione

L'aggiornamento incontra i dubbi di Michele Maggi: il consigliere leghista è impensierito dall'impatto sociale che avrebbero gli alloggi sul quartiere, qualora dovessero essere tutti realizzati - i 270 di Redo e i 69 comunali moltiplicati per tre, per un totale di oltre 470 appartamenti. E poi, i costi - circa 360mila euro ad appartamento - non sono eccessivi? A queste rimostranze risponde il presidente della commissione Fabio Capra (Pd), ricordando come, nel 2016, la superficie da destinarsi all'edilizia popolare sia stata ridotta da 135mila a 79.880 metri quadri, per consentire uno sviluppo più armonico del quartiere e fare spazio, tra le varie, a progetti come l'impianto polivalente per l'atletica leggera e il centro di preparazione olimpica per la ginnastica artistica. "I costi? Comprendono anche tutte le urbanizzazioni e lo sviluppo di un quartiere complesso". "Sgomberiamo il campo sulla confusione tra edilizia residenziale pubblica e housing sociale, ha aggiunto l'assessora."Si parla di housing per indicare l'edilizia convenzionata, che dà una risposta alla fascia di cittadini che non hanno le caratteristiche per richiedere gli alloggi popolari, ma faticano ad accedere al mercato libero: non stiamo innescando una bomba sociale né con questi 69 alloggi, né con i 200 che sorgeranno alla torre. Inoltre, per l'eventuale realizzazione anche di altre palazzine dovrà esserci uno specifico bando". 

Altre preoccupazioni, più trasversali - sollevate non solo da Maggi, ma anche da Mariachiara Fornasari (FdI) e dai rappresentanti del consiglio di quartiere di Sanpolino - attengono alla gestione del degrado che rischia di generare un quartiere prolungato, e all'eventualità che Redo non ottemperi a quanto richiesto dal Comune. Oggi l'ex Tintoretto è un cantiere privato, che deve quindi rispettare le norme di cantieristica - ha rassicurato l'assessora - per cui qualsiasi situazione di degrado va segnalata allo sportello urbanistica, che farà rispettare le condizioni di sicurezza e decoro, eventualmente passando anche per un'ordinanza comunale". Quanto a Redo, la convenzione prevede anche 3 milioni e mezzo di fideiussione a garanzia della corretta realizzazione di quanto in essa indicato. "Se non dovesse rispondere vedremo il da farsi: stiamo già interloquendo con Regione Lombardia perché è Aler, che con il comune ha ceduto la torre, a dover decidere di eventuali variazioni", ha detto ancora Tiboni. E questo vale anche per l'eventualità che l'azienda non ottemperi e si debba trovare un'alternativa. "Il 6 luglio, comunque, scadono i 30 giorni: dopodiché vedremo - ha chiuso l'assessora: "Noi siamo disponibili a sederci intorno a un tavolo con Redo eventualmente anche per rimodulare i tempi, l'importante è che ci sia una direzione visibile".

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