Domenica, 14 Luglio 2024

"Il corpo è mio, decido solo io": la protesta di Non Una di Meno in consiglio comunale

Le attiviste hanno interrotto un'interrogazione sulle misure di sostegno per gravidanze difficili

Un gruppo di attiviste del collettivo "Non una di Meno" ha interrotto, questa mattina, la seduta del consiglio comunale. Cartelli alzati e un grido: "il corpo è mio, decido solo io", contro l'interrogazione promossa dal centrodestra e illustrata da Giovanni Viviani (Civica Rolfi), in merito alle misure messe in atto dal comune a sostegno delle donne che decidono di interrompere la gravidanza per motivi economici.

Viviani cita la relazione al Parlamento del settembre 2023 sull'attuazione della legge 194, contenente i dati al 2021: "non possiamo definire il numero esatto di donne che abortiscono per motivi economici, perché spesso la motivazione è più di una; ma i dati confermano che il motivo socioeconomico è ancora una delle spinte: le interruzioni di gravidanza restano più elevate nelle donne con titolo di studio inferiore, inoltre le cause socioeconomiche sono riportate soprattutto in chi accede al servizio d'interruzione della gravidanza più volte". La protesta parte quando il consigliere riprende l'articolo due della legge, che impegna i consultori familiari ad assistere le donne anche riducendo le cause che rendono necessaria l'interruzione di gravidanza: la seduta viene interrotta per qualche minuto dagli slogan. "Si tratta di un vero e proprio atto politico attraverso cui anche gli esponenti della destra bresciana tentano di ostacolare l'accesso all'IVG e, con esso, il diritto all'autodeterminazione di donne e persone gestanti" denuncia il collettivo. "La richiesta al comune di erogare risibili aiuti economici alle donne in difficoltà, solo se incinte, è l'ennesimo malcelato tentativo di manipolare la realtà attraverso la solita, stucchevole retorica del 'sostegno alla maternità'". 

La risposta all'interrogazione


La risposta, una volta tornata la calma, è rimessa all'assessore al welfare Marco Fenaroli, che fa i numeri delle misure di sostegno attive per le famiglie con minori: da inizio anno i beneficiari sono stati 324 - su 882 nuclei interessati - per interventi che vanno dal sostegno per gli alimenti alle spese domestiche, ai trasporti sociali, al sostegno al reddito. Costo totale: 330mila euro, comprensivi sia dei contributi una tantum, sia di quelli ordinari previsti fino a fine 2024. Rispetto ai servizi per l'infanzia, si contano 26 famiglie con gratuità totale del nido e 711 con riduzione della retta. "Alle categorie citate da Viviani va aggiunto il tema del lavoro povero e precario, che è un elemento che pesa soprattutto sulle donne più giovani" puntualizza l'assessore. "L'insicurezza economica è un elemento che viene messo in gioco per preservare la propria libertà. La donna che interrompe la gravidanza ha desideri contraddittori, ma in questa cornice ha comunque compiuto una scelta, e preme ricordare questa è tutelata dal pubblico: il contesto in cui l’aiuto deve avvenire deve essere ispirato al rispetto della libertà e dignità della donna. I ruoli giudicanti, le colpevolizzazioni e gli ostracismi non devono entrare" prosegue Fenaroli. E conclude: "se si chiede un terreno comune di lavoro, penso che occorra aggiornare le pratiche di prevenzione e cura e preoccuparci anche dell'educazione sessuale dei giovani, dato che la pubertà è diventata molto precoce".

"L'interrogazione voleva trovare un terreno comune d'azione per dare aiuto alle donne che si sentono costrette ad abortire" ha replicato Viviani. "Ma l'aborto è un tema divisivo, c'è chi considera l'embrione come titolare di tutti i diritti e chi ritiene l'opposto". Si potrebbe fare di più, sostiene il consigliere: "istituire un fondo comunale per accompagnare alla maternità le famiglie disagiate, recuperare almeno per questa platea di donne il famigerato bonus bebè o dare una mano alle organizzazioni di volontariato che sostengono queste donne, penso ai centri di aiuto alla vita. La libertà di scelta è vera se si può scegliere e io credo che non sia divisivo dire che una donna non dovrebbe sentirsi costretta a interrompere una gravidanza per problemi economici".

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