Chiudono i negozi del centro: la nostra tradizione svenduta ai centri commerciali

L'editoriale

Il peccato originale fu il Freccia Rossa di Viale Italia, 120 negozi - quasi tutte catene di grande distribuzione o franchising - a due passi dal centro storico di Brescia; correva l'anno 2008. Poi fu un susseguirsi di piccoli e grandi (se non giganteschi) centri commerciali: dall'Elnòs di Roncadelle al Nuovo Flaminia di via Ambrosetti. E mentre i clienti si spostavano da una struttura all'altra, seguendo la moda del momento (ovvero una fittizia parvenza di novità, visto che i marchi sono sempre gli stessi), quelli nati prima cominciavano un lento declino; il Freccia Rossa ha oggi debiti per circa 80 milioni di euro. Ma quello che più duole al cuore è la progressiva chiusura di negozi e botteghe del centro, che stanno abbassando le serrande uno dopo l'altro, non potendo reggere la razionalizzazione dei costi (e il loro consequenziale abbattimento) con cui prospera la grande distribuzione. Con loro se ne vanno un pezzo di storia di Brescia - fatta di memorie e di un tessuto sociale ricco di legami - e tante eccellenze di qualità, forse perdute per sempre. 

I dati raccolti dall'Osservatorio regionale sul commercio lasciano pochi dubbi: dalla città alla provincia, in 10 anni si contano quasi 2.500 negozi in meno. A Brescia sembrano tenere duro soltanto le botteghe degli immigrati: su tutti fruttivendoli, negozi di vestiti e di alimentari. Forse sono anche gli unici rimasti ad uscire a piedi a fare la spesa, senza dover arrivare per forza con l'auto a due metri dall'entrata del supermercato; anche perché spesso l'auto non ce l'hanno.

Come siamo arrivati a questo punto? La responsabilità è sicuramente delle amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi 20 anni, che non hanno mai posto un freno alla nascita di queste 'idrovore' di piccoli commercianti. Molte volte si è trattato di soluzioni di comodo: quando c'era un'area dismessa, la strada più semplice è stata quella di dare il via libera a nuovi cantieri, intascando così anche gli oneri di urbanizzazione. E il trend non sta certo cambiando negli ultimi anni: alle porte della città sta per nascere il Sant'Eufemia Retail Park da 70 milioni di euro. Come sempre, lungimiranza zero dei politici nostrani: riuscite a immaginare il volto di Brescia, se, al posto del Freccia Rossa, fosse nata un'opera come il Mart di Rovereto o come il Museo delle Scienze di Trento? Per far quadrare i conti abbiamo svenduto un ricco patrimonio di lavoro e d'artigianato, la bellezza di lunghe tradizioni familiari: non ci resta che rinchiuderci in un centro commerciale, tra volti illuminati dalla luce dei Led e l'olezzo dei fast food, alla deprimente ricerca di un paio di jeans cuciti in una fabbrica cinese.

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