La 'Terapia della Bambola' nella cura dell'anziano demente

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

È in corso presso la Residenza Anni Azzurri Rezzato il seminario formativo dal titolo 'La Terapia della Bambola', una giornata di studio teorico e pratico rivolta a medici, psicologi, educatori, operatori socio assistenziali, infermieri, fisioterapisti e tutti i professionisti che si occupano di relazione d'aiuto.

Il percorso formativo prevede il rilascio ai partecipanti di 8 crediti ECM.

Al Dottor Ivo Cilesi, pedagogista e psicopedagogista, massimo esperto di 'Terapia della bambola' e del modello terapeutico di riferimento, è affidato il compito di descrivere questo particolare metodo di trattamento, e mostrare tecniche e modalità di applicazione di tale terapia.

'Uno dei problemi maggiori nella cura delle condizioni degenerative che colpiscono sempre più persone in età avanzata - spiega il Dott. Cilesi - è la necessità di controllare alcuni comportamenti rischiosi per un paziente o per chi vive accanto ad esso'.

Negli ultimi anni sono sempre più numerose le richieste di interventi che impieghino le terapie espressive e le terapie non farmacologiche in progetti preventivi, riabilitativi e terapeutici. Le terapie non farmacologiche, in sinergia con le terapie che prevedono l'utilizzo di farmaci, migliorano in modo concreto la qualità di vita dei pazienti, favorendo la stimolazione delle residue capacità cognitive, come ad esempio i processi della memoria.

La 'Terapia della bambola' ha origine in Svezia. Chiamata anche 'Doll Therapy' o 'Empathy Doll', permette di dirigere l'attenzione di una persona affetta da demenza, disturbi del comportamento (quali agitazione/aggressività, depressione, wandering, ansia, apatia, disturbi del sonno) o da patologie psichiatriche, verso un compito semplice, come quello di accudimento di una bambola.

L'oggetto terapeutico sul quale il paziente riversa la propria forma d'affetto è costituito da una bambola con alcune caratteristiche particolari (peso, posizione delle braccia e delle gambe, dimensioni e tratti somatici): tramite l'accudimento, la persona attiva relazioni tattili e di maternage che favoriscono la diminuzione di alcuni disturbi comportamentali.

Alcuni comportamenti mostrano la funzione terapeutica della bambola: la ricerca, le interazioni verbali come il parlarle, il cullarla, l'abbraccio o la tendenza a stringerla al petto, la cura dell'abbigliamento, il sorriso diretto, il canto di una ninna nanna, ogni forma di gioco e il contatto continuo, l'accarezzamento,… Quale approccio di cura, la bambola consente di creare un contesto per rispondere al bisogno di sentirsi utili e capaci di svolgere semplici attività quotidiane, di dare affetto e di prendersi cura di qualcuno.

'Le potenzialità applicative di questa terapia - conclude il Dott. Cilesi - potrebbero essere esplorate in contesti diversi, attraverso interventi individuali o di gruppo, e su diverse tipologie di 'pazienti'.

Per informazioni:

Residenza Anni Azzurri Rezzato

Via Sberna, 4/6

25086 Virle Treponti, Rezzato (BS)

Tel. 030 25971

residenzarezzato@anniazzurri.it

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