Giuseppe Pasini: «Mancano le strutture, la Feralpi via da Salò»

Il presidente della FeralpiSalò attacca: "Ci stiamo guardando intorno per cercare alternative adeguate anche alle richieste di adeguamento della Lega Pro. L'amministrazione comunale non ci aiuta"

Un sorriso. Un caffè. Nell’ufficio del presidente si respira un’aria serena, di chi dà sempre tanto, tutto. Con serenità. E pretende lo stesso. Giuseppe Pasini ci riceve al secondo piano del palazzo Feralpi. Chiude la porta. Si accomoda dietro la scrivania colma di documenti, si aggiusta la camicia e appoggia il cellulare. “Prego”, ci invita con lo sguardo azzurro lago. E si comincia.

Presidente, che campionato! Stiamo lottando fino alla fine.
Già. Stiamo lottando per salvarci. E se ad oggi siamo ancora lì, è ovvio che qualche errore a livello di acquisti iniziali è stato fatto. Sono abituato a guardare e a commentare i numeri con la freddezza necessaria, e questo è quanto. Ma le colpe sono di tutti, io in primis essendo il presidente. Certo, abbiamo poi rimediato con l’arrivo di qualche nuovo acquisto: qualcuno ha dimostrato il proprio valore, altri invece meno.

Un inizio difficile. Poi la scelta di cambiare guida tecnica. Azzeccata?
Direi proprio di sì. Dopo 5 giornate siamo stati costretti a cambiare il tecnico, facendo tuttavia ricadere la nostra scelta su un ottimo allenatore. Che all’inizio, come era prevedibile, ha un po’ faticato a dare il giusto imprinting alla squadra, ma che poi, come dimostrano i risultati, ha imposto il proprio stile di gioco e non solo. Se siamo qui a lottare per la salvezza diretta è proprio grazie al suo lavoro fatto di personalità, grinta e concentrazione. A lui e allo staff va il mio plauso per quello fatto fino ad oggi e per l’impegno che ci sarà fino alla fine.

Qual è l’obiettivo che aveva prefissato per questo primo campionato in Prima Divisione?
L’obiettivo di quest’anno era una salvezza non all’ultima giornata. Poi però ci siamo dovuti adeguare alla situazione di sofferenza iniziale che ci ha causato un gap importante da dover recuperare. Non solo, il tutto è stato complicato da un girone, quello nel quale siamo inseriti (B, ndr) davvero difficile. E la Lega non deve offendersi se, come ho già sottolineato più volte anche in Consiglio di Lega, muovo aspre critiche alla scelta di collocazione della nostra squadra. Anche qui i numeri parlano chiaro. Ad oggi (lunedì 23 aprile), nel girone A tra la quinta e la quintultima ci sono più di 20 punti di distacco. Nel nostro sono 10.

Siamo stati penalizzati da queste scelte?
Per quanto ci riguarda abbiamo subìto il salto di categoria, ma lo squilibrio tra i gironi è palese tanto da sembrare addirittura due campionati diversi. In questo avere dalla nostra un mister con dell’esperienza in tal senso, in una società in cui per quanto riguarda questa categoria ce n’era poca, è stato solo un vantaggio.

Un torneo strano, difficile. Quasi diviso in due tra sofferenza e riscatto. Dove vede il punto di svolta?
Ne sono sempre più certo: la partita di Piacenza. Quel match, che sulla carta e per come non abbiamo giocato la prima ora, era da perdere ha dato il via ad un nuovo campionato per noi. La spizzicata di Bracaletti, il tiro di Tarana che prima ha colpito il palo… Era il 26 febbraio e finalmente anche la fortuna ha iniziato a girare. Il conforto, comunque, era ed è che anche contro le “big” abbiamo sempre dimostrato di potercela giocare, facendo bene.

Si è tornati a giocare mercoledì (il 25 aprile con l’Andria, in casa, è finita 0-0). Dopo una sosta lunga. Forse troppo?
Dopo Prato è stato un peccato aver avuto la sosta pasquale. E poi anche quella per la tragica morte di Piermario Morosini. Per una squadra in palla come la nostra non il meglio era continuare a giocare. Inoltre non ero d’accordo con la sospensione dei campionati per la morte del giocatore del Livorno. Ovvio, di fronte alla scomparsa di un 25enne non si può che unirsi nel dolore, ma se poi il calcio si rivela essere quello di Genoa, che dopo il minuto di silenzio è in balìa di qualche esasperato, allora no io no mi ci riconosco.

Riviva per un attimo questo anno che deve ancora finire: quale il momento più bello?
Per ora la vittoria contro la Cremonese. Ai grigio rossi mi lega la sana competitività con patròn Arvedi. Ma non solo: sono una corazzata, blasonata e storica. Inoltre è stata una vittoria ancor più gustosa per come l’abbiamo affrontata, data l’emergenza in difesa. Ma sono stati bravi tutti, soprattutto i giovani nel farsi trovare preparati e tosti.

Il momento più brutto, invece?
Non c’è mai stato un momento in cui ho perso la speranza, perché sono dell’idea che è solo la matematica a decidere e finché non sarà lei a dare l’ultimo verdetto tutto potrà accadere. Certo, ci sono stati momenti duri e di preoccupazione, ma mai di rassegnazione: tra gli alti e i bassi, la squadra ha sempre giocato bene e questa era un certezza non da poco.

Il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, ha deciso: sì alla riforma dei campionati. Che futuro si prospetta?
La riforma dei campionati imporrà certi limiti alle società, che dovranno essere forti finanziariamente, e in grado di  avere strutture sportive per fare il professionismo. E per quanto riguarda queste ultime, a Salò non siamo messi bene, tanto che la FeralpiSalò sta valutando di lasciare Salò. Ci stiamo guardando intorno per cercare alternative adeguate anche alle richieste di adeguamento della Lega Pro. L’amministrazione comunale non ci aiuta, e per un presidente come me, che nel 2009 ha scelto di lasciare Lonato, compiendo una grande impresa sportiva salendo dalla Serie D alla Prima Divisione questo è un rammarico.
L’amministrazione comunale non è in grado di supportare chi vuole e sta facendo grande calcio. Una soluzione? Brescia. Ma stiamo ancora valutando. Sono fiero di essere il presidente di una società che mantiene gli impegni e onora quello che fa, mi spiace tuttavia per l’amministrazione che non ci mette nelle condizioni per lavorare al meglio, senza capire l’importanza dell’enorme bacino che coinvolgiamo: basti pensare agli oltre 600 ragazzi del settore giovanile e della Scuola calcio, la vera anima dietro l’importanza della Prima Squadra che è la punta dell’iceberg. Ogni giorno e ogni settimana i 600 ragazzi, con i tecnici, calcano i campi locali, regionali e nazionali portando ovunque il nome FeralpiSalò. Questo è un valore aggiunto importantissimo che rischia di andare disperso.

Qualcuno vede nella FeralpiSalò una piccola favola. Che può fare grandi cose. Quasi come il Chievo…
Fa piacere. Ma credo che a Verona la favola sia stata aiutata anche da un ambiente fecondo e pronto a supportare il tutto. Quanto abbiamo fatto in questi tre anni è il massimo, forse siamo andati anche oltre le più rosee aspettative compiendo qualcosa di eccezionale. Non bastano solo i presidenti nel calcio, ma lo ripeto ancora una volta: servono le strutture e nel nostro territorio no ci sono. Questo è un grave handicap che ricade soprattutto sulla collettività, sui giovani.

Nonostante tutto, i tifosi non mancano.
Un mio ringraziamento doveroso va a tutti loro, che si sono sobbarcati spesso trasferte proibitive. Pochi, ma buoni. Grazie davvero per l’affetto dimostrato a me e alla squadra. Speriamo di ripagarvi al meglio…

Il suo sogno?
Quello di restare a Salò a fare calcio di grande livello, di crescere ancora. E la mia preoccupazione più grande è quella di non poterlo più fare.
 

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