Coppa Cobram: l’epopea fantozziana e la rivincita degli inferiori

Più di 200 scalmanati hanno preso parte alla seconda (e tragica) edizione della Coppa Cobram del Garda, la gara ciclistica goliardica per eccellenza e che anche quest'anno ha celebrato l'epopea fantozziana a pedali

Foto di Serena Campagnola - FotografiAmo Sirmione

Coppa Cobram del Garda, la seconda tragica edizione. Circa 200 ‘inferiori’ hanno lasciato le loro bettole di periferia, hanno inforcato le loro biciclette arrugginite e hanno pedalato per 22 chilometri al grido di ‘Fantocci!’, ripetuto più volte al megafono dal visconte Cobram, perfido organizzazione della gara ciclistica più goliardica d’Italia e in scena ancora una volta tra Desenzano e la sua periferia.

Partenza in Via Castello, davanti alla bottega del Biciclettaio Matto, il visconte tra i più infidi organizzatori. Tutti in sella, anche alla bersagliera, in discesa fino al lungolago e al porto, per poi raggiungere Rivoltella addirittura scortati dalla Polizia Locale, dai vespisti di Sirmione e dai fotografi di FotografiAmo. Prima tappa: panino con la mortazza made in Ruffoni al Classic Beach Rock Cafè, aperitivo al gusto di ‘Bomba’, con Campari e altre alcoliche amenità.

I primi caduti già sulla salita, mentre le bici s’impennavano lungo il tappone dolomitico che lentamente portava i coraggiosi impiegati sulla cima del traguardo, prima di raggiungere Borgo Machetto per un pranzo luculliano, ma luculliano solo per il direttore galattico della Megaditta seduto sulla sua comoda poltrona di pelle umana. In fondo al gruppo anche una bicicletta agghindata a mo’ di carro funebre, e con un macabro cartello già nel primo pomeriggio: ‘Completo’.

Tra Fantocci e Pupazzi i ragionieri impazzivano alla vista delle scosciatissime signorine Silvani che dopo il pranzo si davano alla pazza gioia canterina, insieme ai più affamati e assetati squadroni della morte che manco la catena della bicicletta, improvvisati ciclisti della domenica prima del ritorno ad un massacrante lunedì in fabbrica o in ufficio, al “tragico servizio” dei padroni e dei direttori naturali.

In alto i calici prima del (gran) premio finale, una bicicletta – e che bici! – ricavata da un telaio Ferrari e consegnata al vincitore di giornata, il numero 187 dagli occhiali così spessi che ha pure mancato il gradino, ha battuto il capo sul duro cemento di Via Castello e ha infine dichiarato con sprezzante sincerità: “Pedali? No, pedali lei!”. Buona Cobram a tutti, e arrivederci al due e sedici.

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