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Svenimenti, braccio e ginocchio rotti: sono botte da orbi con l'Harpastum

 

Grinta, polvere, sangue, botte e pure fratture. Sono alcuni degli ingredienti delle partite di Harpastum che si sono svolte sabato pomeriggio sul campo del C.A.R.I.Bar di Bedizzole. Ufficialmente un torneo 'amichevole' fra 3 squadre: i Marroni del Garda, i Biancorossi di Rimini e Roma Legione XI. Oltre ai momenti di 'gioco', in questa disciplina è sempre da sottolineare il bilancio dell'infermeria: un braccio rotto, un ginocchio a cui sono probabilmente saltati i legamenti, un giocatore che ha perso i sensi per un pugno in faccia

Tutti i colpi sono leciti

Uno sport in cui tutti i colpi sono leciti. Nessuna regola per i placcaggi, come avviene nel più raffinato rugby di cui si dice che l'Harpastum sia un antenato (ma le somiglianze sono davvero ben poche ) e un solo limite al combattimento: deve avvenire uno contro uno, quando i giocatori interessati dimostrano entrambi di aver accettato lo scontro.

Le regole del gioco 

I giocatori sono 15 per squadra, il pallone ha le dimensioni di quelli da calcio moderno: lo scopo è fare gol, che si realizza oltrepassando una linea posta sul lato corto del campo e schiacciando la palla per terra, come avviene per la meta nel rugby.

Si gioca ovviamente a mani nude: è possibile placcare l'avversario in qualunque modo e colpirlo con pugni, calci, ginocchiate. Ma c'è anche del fair play, ogni tanto: non si può colpire qualcuno a terra, ad esempio, ma lo si può bloccare impedendogli di rialzarsi. In sintesi: una tradizione plurisecolare fatta di contatti spesso brutali. A dire il vero, il livello di violenza permessa sembra un po' fuori dal tempo.

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