Biscotto di anguilla, baguette di lumache: i migliori ristoranti bresciani per il Gambero Rosso

Pubblicata la nuova guida del Gambero Rosso “Milano 2020 e il meglio della Lombardia”: tutti i ristoranti bresciani in graduatoria

Il Lucioperca del Miramonti L'Altro (foto da miramontilaltro.it)

Carlo Cracco davanti a tutti ma un bresciano, anzi un italo-francese, sul podio: e poi due osterie nostrane al top nella categoria. E’ stata pubblicata in questi giorni la nuova guida del Gambero Rosso “Milano 2020 e il meglio della Lombardia”, una sorta di anteprima alla più corposa guida ai ristoranti d’Italia (che verrà completata nelle prossime settimane) e che raccoglie, appunto, il meglio della produzione gastronomica dell’alta ristorazione milanese, lombarda e anche bresciana. 

La guida

Locali top e ristoranti pop, indirizzi di tradizione e suggestioni etniche: in tutto circa 1200 indirizzi, di cui un centinaio di novità. Al top della gamma, con un punteggio di 92 centesimi, sono soltanto in tre: Carlo Cracco e la Seta del Mandarin Orientale a Milano, il ristorante Da Vittorio in provincia di Bergamo. E se a quota 91 non manca una vecchia conoscenza, il ristorante Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio, sul gradino più basso del podio, a quota 90, il celebre Miramonti L’Altro di Concesio, che vede in cucina lo chef Philippe Leveille.

Il Miramonti L’Altro

Storico marchio della ristorazione bresciana (e nazionale, e non solo), il Miramonti L’Altro accoglie in cucina lo chef Philippe Lèveillè, classe 1973 e nato a cresciuto a Nantes, il papà era un ostricoltore, ormai dal 1992: Leveille è arrivato in Italia nel 1987, dopo aver lavorato a Parigi, New York e Montecarlo. Nella guida del Gambero il ristorante è sul podio anche per la migliore cucina, e al secondo posto (dietro solo a Cracco) per la miglior cantina. 

Sono tre le proposte (percorsi) di degustazione: il più mastodontico (e costoso) e lo Chez Philippe, definito come “una rapsodia in bianco, rosso, blu e verde”: costa 150 euro (200 euro con il vino) e prevede, tra i tanti piatti, assaggi di alici, ostriche e avocado, il biscotto di anguilla, lumache, animelle e anatra bresciana. Si segnala poi l’Elogio della Tradizione (a 90 euro, 110 con il vino) con lucioperca, ravioli di coniglio e baguette di lumache, e il Sapori e Colori (120 euro, 150 con il vino) con cetriolo, ostrica e lime, anguilla croccante, risotto funghi e formaggi, il rognone cucinato “come a Lione”.

Gli altri ristoranti bresciani

Nella guida del Gambero non mancano altri ristoranti bresciani. In ordine di graduatoria: il Gambero di Calvisano, con un punteggio di 86 centesimi, il Gaudio di Barbariga e il Due Colombe di Corte Franca (82 centesimi), le new entry Ristorante Natura di Torbiato di Adro (80) e Al Malò di Rovato (79), il Barboglio de Gaioncelli (78) ancora a Corte Franca, il Ristorante Da Nadia (76) a Erbusco.

Nella categoria delle trattorie sono ben due i locali bresciani a meritarsi i Tre Gamberi, il massimo riconoscimento: La Madia di Brione e l’Osteria della Villetta a Palazzolo, tra l’altro già inserita nei locali storici d’Italia. Si ferma a Due Gamberi la Dispensa Pani e Vini di Adro.

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