Brescia all'avanguardia nello screening oncologico

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BresciaToday

Sono state oltre 167mila le persone, di età compresa tra i 50 e i 74 anni coinvolte nel programma di screening oncologico di primo livello, per il tumore del colon-retto, dall’Agenzia di Tutela della Salute di Brescia nel solo 2018. Di queste ben 81mila hanno aderito all’invito e si sono sottoposte agli esami previsti dal protocollo che hanno permesso di individuare 3.582 casi sospetti da sottoporre a colonscopia, l’esame che permette di individuare lesioni precancerose e polipi e, contestualmente, di eliminarli attuando una vera prevenzione di quello che in Italia risulta essere a tutt’oggi la seconda tipologia di tumore sia per gli uomini che per le donne.

Secondo i dati di AIRTUM (Associazione Italiana Registro Tumori), nel 2018 in Italia, sono state effettuate oltre 51mila nuove diagnosi di tumori del colon-retto, pari al 15% di tutti i nuovi tumori negli uomini e al 13% di quelli delle donne, mentre a livello mondiale, i dati dell’Istituto Veronesi, indicano una media 1,8milioni di nuove diagnosi all’anno di questa forma di cancro. Grazie ai programmi di screening, come quello avviato nel 2010 dall’ATS di Brescia, però è possibile attuare una vera e propria prevenzione e intervenire prima dell’insorgenza del cancro.

“Stiamo lavorando duramente, qui a Brescia, per portare avanti il progetto di screening oncologico per il tumore del colon-retto - commenta il Prof. Cristiano Spada, Responsabile dell’Unità Operativa di Endoscopia e Gastroenterologia della Fondazione Poliambulanza di Brescia - e diffondere una corretta informazione sulla sua importanza. Le adesioni, in continua crescita, ci confortano soprattutto in considerazione del fatto che grazie alla colonscopia, che rientra nella cosiddetta prevenzione di secondo livello, si può realmente prevenire il cancro. Questo esame è, infatti, l’unico realmente in grado di interrompere la storia naturale della malattia poiché permette l’asportazione di lesioni precancerose, come i polipi adenomatosi, o tumori in fase iniziale”.

Proprio quest’anno, tra l’altro, la colonscopia compie 50 anni: era il giugno del 1969 quando il prof. Wolff, assieme al collega Hiromi Shinya, la praticò per la prima volta al Beth Israel Medical Center di Manhattan e, allo scopo di celebrare l’anniversario, oltre che di diffondere una corretta conoscenza delle prassi diagnostiche in ogni strato della popolazione, Norgine, multinazionale del settore farmaceutico, ha promosso una mostra che verrà presentata in anteprima in occasione del “Congresso Europeo di Gastroenterologia”, in programma a Barcellona dal 20 al 24 ottobre.

L’esposizione è frutto di un lavoro di ricerca che ha avuto come protagonisti alcuni pazienti affetti da tumori del colon-retto, Morbo di Crohn (malattia infiammatoria cronica dell’intestino) che grazie alla colonscopia, e quindi a una diagnosi precoce e corretta, oggi sono guariti o hanno recuperato una qualità di vita eccellente. La mostra si compone di diversi quadri realizzati dall'artista Fabric Lenny che ha tratto ispirazione dalle storie raccolte da uomini e donne di tutto il mondo che hanno accettato di aderire al progetto di Norgine allo scopo di diventare testimoni di come un esame, non particolarmente invasivo al contrario di quanto ancora si crede, sia ad oggi il mezzo più utile che abbiamo per sconfiggere malattie mortali.

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