I Comuni che rischiano: in Valcamonica c’è Vione

Abbiamo parlato con il sindaco Mauro Testini, presidente dell'Unione dei Comuni dell'Alta Valcamonica. Vione ha poco meno di 750 abitanti e col decreto potrebbe scomparire: "Non si può legiferare su quello che non si conosce"

Il nostro viaggio continua, e dopo la Valle Sabbia questa volta ci siamo imbattuti in Vione, piccolo Comune della Valcamonica che secondo i dati Istat registra poco meno di 750 abitanti, e come altri 26 realtà bresciane corre il rischio di scomparire per sempre, accorpato ad un altro Comune, in vista del decreto inserito nella manovra finanziaria correttiva. Abbiamo parlato con il sindaco Mauro Testini, che in breve ci spiega cosa ne pensa e ci suggerisce alcune possibili modalità alternative di risparmio, unione dei servizi in primis.

Domanda di rito. Che effetto fa essere inseriti nella ‘lista nera’ dei Comuni a rischio?

In questi giorni ho elaborato una mia personale idea su questa vicenda, prendendo spunto in parte dal decreto e in parte dall’opposizione della cittadinanza. L’idea è che ci sia stato qualcuno che, preso dalle pressioni dell’opinione pubblica e dalla contingenze, abbia voluto dare un segnale, peccato che l’abbia dato parlando di una diatriba di cui non capiva niente, di cui non sapeva nulla. Ora ci sono due possibilità: o è particolarmente fortunato e ci ‘beccava’, o come ha detto anche il mio collega del Comune di Incudine, è venuta fuori una porcata. Io credo che un accorpamento dei servizi e delle funzioni sia un obbligo oggi, ma in realtà sono dieci anni che i Comuni dell’Alta Valcamonica, di cui sono orgogliosamente presidente, hanno accorpato buona parte, se non tutti, quei servizi che necessitavano un accorpamento. Sotto questo punto di vista siamo arrivati ben prima, quelli che pensano di risparmiare su una struttura che non costa nulla semplicemente non conoscono la situazione. Chi legifera su qualcosa che non conosce o è fortunato o di solito prende un granchio.

A Vione da tempo non ci sono né indennità né gettoni di presenza..

I miei assessori non percepiscono indennità e i miei consiglieri hanno rinunciato al gettone di presenza. Percepiamo solamente una specie di rimborso spese e una piccola copertura assicurativa: questa è la spesa! Ci sono almeno cinque o sei persone che sacrificano quasi quotidianamente metà della loro giornata a costo zero per gestire un territorio che sarà poco popolato, ma è estremamente ampio, abbiamo praticamente quattro frazioni, è molto esteso, con problematiche di natura idrogeologica estremamente importanti. Tutto questo lo gestiamo con il volontariato. Io credo che ogni tanto chi legifera dovrebbe avere l’obbligo di sapere di cosa parla, vogliono dare segnali di riduzione dei costi quando qua i costi non ci sono. Questo è il vero problema. Credo che sia dovere civico riorganizzare questi enti, ma bisogna farlo conoscendo di cosa si parla, bisogna capire cosa significa perdere identità e valori del territorio, che nei paesi di montagna cambiano ogni chilometro.

Il presidente dei Comuni della Valcamonica pochi giorni fa ha dichiarato che è assurdo che i piccoli Comuni vengano additati come il male della politica italiana, e che se ci sarà un accorpamento dovrà partire dal basso, e non con imposizioni dall’alto..

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Io faccio il sindaco a tempo pieno, forse anche di più, vorrei che facessero così anche i sindaci di Milano e di altre grandi città, e vorrei che anche loro si portassero a casa un’indennità di 397 euro come quella che mi porto a casa io. Le responsabilità dell’incarico non cambiano, anzi io non posso neanche beneficiare di una struttura e di una serie di tecnici e dirigenti.. ma io lo faccio con lo spirito civico che hanno anche tutti gli altri piccoli Comuni. Sarebbero da indicare come esempio, basta pensare all’accorpamento dei servizi: ci siamo arrivati molto prima che ci arrivasse la legge.

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