Piccoli Comuni a rischio: Treviso Bresciano

In Provincia di Brescia sono 27 i Comuni che potrebbero scomparire con il nuovo decreto contenuto nella manovra correttiva anticrisi. Il nostro viaggio parte dalla Valsabbia e da Treviso Bresciano: intervista al sindaco Bontempi

Treviso Bresciano

Prima tappa del nostro lungo viaggio tra le più remote realtà bresciane, che poi tanto remote non sono. Sono 27 i Comuni della Provincia che corrono il rischio di scomparire, accorpati tra loro per volere del nuovo decreto contenuto nella manovra finanziaria correttiva, la manovra anticrisi di cui si discute giorno e notte. Oggi ci fermiamo a Treviso Bresciano in Valle Sabbia, piccolo Comune da circa 575 abitanti (dati Istat): abbiamo parlato con il sindaco, Alessandro Bontempi.

Che effetto fa sentirsi un Comune a rischio?

Certo non è il massimo del riconoscimento, anche per quello che si fa ogni giorno. Essere considerati il male della politica italiana, quella parte della casta che si può tagliare non è il massimo della riconoscenza, per me e per tanti colleghi sindaci che si impegnano e che lavorano, anche per risparmiare il più possibile in Comuni dove i tagli dove sono già stati tanti e dove spesso, come già facciamo a Treviso Bresciano, si rinuncia all’indennità come sindaci e come assessori. Vedere che si fanno tagli di questo tipo, e si parla poi di risparmio sul pubblico mi sembra un’assurdità, è solo un calcolo politico nel ragionamento ‘perderemo pochi voti perché i Comuni sono piccoli, quindi li sacrifichiamo per far vedere che stiamo riducendo i costi della casta politica’. In realtà è un sacrificio fatto fare ai soliti, quelli che non possono alzare la voce.

C’è chi sostiene anche che se mai dovesse esserci l’accorpamento comunale dovrebbe partire dal basso, e non dall’alto..

Ormai di calcoli sul risparmio che si ha con questo decreto se ne sono fatti una marea, e quando mi dicono che 13 deputati in pensione coprirebbero quello che si guadagna da questa riforma mi viene da ridere. Quasi 2mila Comuni accorpati, di cui si può discutere anche delle modalità d’accorpamento! Se io Comune sotto i mille abitanti devo unirmi con un Comune sempre sotto i mille abitanti, alla fine mi ritrovo con quattro impiegati quando va bene, e non so quanto si possa migliorare il servizio, non so quanto si possa risparmiare. Quello che si stava facendo adesso era un’unione dei Comuni per quanto riguarda i servizi, magari con un Comune più grande che ha delle disponibilità già diverse. Unire due Comuni sotto i mille abitanti è un’assurdità, non c’è un miglioramento, anzi, si rischia di dover spostare un servizio in un Comune, un servizio in un altro, obbligando i nostri già tartassati cittadini a correre da una parte e dall’altra. Il risparmio è nullo, e il miglioramento del servizio è inesistente, se non peggiorativo.

Il discorso è ancora questo, meglio unire i servizi che accorpare i Comuni..

Sicuramente i servizi difficili da gestire per un piccolo Comune si possono unire, magari facendo delle convenzioni con i Comuni più grandi, magari per quello che riguarda quei servizi che non obbligano il cittadino ad andare a cercare lo sportello da una parte all’altra, ma che permette però un risparmio o una gestione migliore. Purtroppo fondendo due Comuni sotto i mille abitanti non si va né avanti né indietro da quel punto di vista, anzi c’è solo il problema di dover gestire insieme il servizio.

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