Emergenza profughi, la ricetta di Rolfi: "Rigore e rimpatrio"

L'ex vicesindaco di Brescia risponde a padre Toffari (direttore dell'ufficio migranti della Diocesi) che lo aveva invitato ad adoperarsi per svelenire gli sproloqui dei leghisti

Un bimbo nel campo profughi di Bab Al Salam, vicino alla città di A'zaz, Siria (foto: Giulio Tonincelli)

BRESCIA. Era stato invitato, da padre Mario Toffari, ad impegnarsi per smorzare i toni e per fermare "gli sproloqui" dei vertici del suo partito sul tema dei profughi. E la risposta dell'ex vicesindaco Fabio Rolfi, ora consigliere regionale del Carroccio, non ha tardato ad arrivare. 

Una replica parziale, dato che non vi è alcun accenno alle dichiarazioni o promessa a dialogare con i vertici della Lega. La missiva diventa l'occasione, l'ennesima, per proporre la ricetta dell'esponente del Carroccio per far fronte all'emergenza profughi. Riassunta in due parole: "Rigore e rimpatri".

Espletate le formalità e le promesse di dialogo di rito, Rolfi precisa, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la propria posizione e visione: "I dati resi del Ministero dell´Interno evidenziano che una domanda sue due di quelle fatte al nostro Paese dagli immigrati sbarcati viene respinta per mancanza di requisiti. Questo a testimonianza di quanti sono gli immigrati che semplicemente cercano, legittimamente, di venir a vivere nel nostro Paese per ragioni diverse dalle crisi in atto e pertanto non hanno titolo per stare in Italia. Questo è un punto importante, perché sottraendo dalla massa indistinta quelli che non intendono presentare domanda di rifugiato in Italia ma che in qualche modo, nella confusione generale e per la chiusura dei paesi confinanti, continuano a gravitare qui e quelli che pur presentandola se la vedono respinta per mancanza di requisiti, è evidente, prendendo per validi i tuoi dati, che ospitiamo nel nostro Paese decine di migliaia di persone che non hanno titolo per starci. Comprendo il messaggio universale della Chiesa e lo rispetto, ma da pubblico amministratore e da persona di buon senso mi chiedo: se una persona non ha diritto a stare nel nostro Paese perché deve rimanere?"

Poche righe sotto e dopo aver snocciolato altri dati - quelli dell'accoglienza regione per regione, ribadendo che "Lombardia e Veneto hanno fatto la loro parte, addirittura in modo significativamente maggiore di altre regioni" - l'ex vicesindaco delinea ipotesi e strategie per la gestione dei flussi migratori puntando il dito, ancora una volta, contro i movimenti antagonisti.

"Il tema dell´immigrazione - continua - non può che poggiare sue due pilastri: accoglienza ed integrazione per chi ne ha diritto (che a Brescia non sono mai mancate) e chiusura netta verso chi non ne ha o se ne approfitta. Oggi questo manca e questa mancanza, unitamente a certi messaggi ideologici pericolosi da parte di certa politica, tendono a trasformare il nostro Paese nella terra promessa dove tutto è possibile, dove è possibile aspirare ad una vita di soddisfazioni, dove tutto è concesso a tutti. Un´illusione contro la quale molte di queste persone andranno a sbattere, finendo con favorire il risentimento verso chi le ha accolte, alimentando le file di chi strumentalizza il disagio (a Brescia conosciamo bene questi movimenti...) o peggio ancora diventando sensibili ai richiami di ambienti ancor più estremistici che proprio in questo risentimento pescano adepti".

Rolfi ha le idee ben chiare anche su come applicare la politica del rigore e dei rimpatri: "Serve un atteggiamento politico e culturale serio (Cameron parla di integrazione muscolare), norme legislative molto chiare, strutture per il trattenimento temporaneo delle persone da rimpatriare, esistenti ovunque ma solo in Italia tanto criticate, risorse per finanziare i viaggi di ritorno ed una politica estera incisiva nella costruzione degli accordi bilaterali per i rimpatri. Certamente non lo si fa dalla sera alla mattina ma da qualche parte bisogna cominciare altrimenti è il caos. Anche perché tutti sappiamo in Italia, che le espulsioni, in assenza di accordi bilaterali e centri di permanenza temporanea, sono fittizie e si risolvono con un semplice decreto di espulsione".

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