La vittoria di Maroni non placa il mal di pancia in casa Lega

Maroni, scegliendo l'alleanza col Pdl, ha portato a casa l'obbiettivo sperato. Ma l'alleanza con il Cav è costata una vera e propria emorragia di voti

"Missione compiuta". Con la vittoria in Lombardia, salutata con emozione a tarda ora, Roberto Maroni non corona solo un sogno politico, ma tampona anche l'emorragia di voti che rischiava di mettere in discussione il futuro della Lega e che comunque, con percentuali praticamente dimezzate, lascia qualche mal di pancia da curare.

Maroni è da ieri sera il nuovo presidente della Regione che mancava nella geografia nordista, dopo Piemonte e Veneto, e come promesso ha messo a disposizione il suo mandato al Consiglio federale convocato per l'inizio della prossima settimana. "Abbiamo aperto una pagina nuova", ha detto con al fianco Umberto Bossi e Matteo Salvini nella sede di via Bellerio.

REGIONALI LOMBARDIA: I RISULTATI DEFINITIVI

"Missione compiuta - è stato il suo motto -. Questo era ciò che la Lega voleva, era il nostro obiettivo strategico". Adesso, la macroregione del nord deve vedere luce "entro due anni", la promessa. Alla svolta, Maroni, ci è arrivato vincendo una sfida che è stata soprattutto personale.

Prima guadagnando la leadership della Lega sull'onda degli scandali che un anno fa costrinsero Umberto Bossi al passo indietro dopo trent'anni di comando solitario. Poi facendo cadere la Giunta di Roberto Formigoni per altri scandali culminati con l'arresto di un assessore per sospetto voto di scambio con la 'ndrangheta.

Infine, trattando con Silvio Berlusconi un'alleanza che andava di traverso ai più, in via Bellerio, e che alla prova delle urne si è invece rivelata determinante per la vittoria, pur finendo per penalizzare proprio il Carroccio in termini di consensi.

"Sapevamo che per realizzare il nostro progetto - ha spiegato Maroni a risultato elettorale in tasca - dovevamo fare l'accordo con il Pdl e sapevamo che ci avrebbe penalizzato, era tutto in conto. Ma abbiamo salvato la Lega e aperto una fase nuova".

"La lista civica non porta via consensi alla Lega, c'é spazio per allargare i confini", ha quindi osservato per il futuro. Domani il neo-presidente, che ha dedicato la sua vittoria al capo della Polizia Manganelli, ha detto che si riposerà, poi da giovedì sarà al lavoro "sulla squadra". La Lombardia, dunque, ha scelto la continuità.

Dopo Roberto Formigoni, Roberto Maroni. E' stato lo stesso governatore uscente a evidenziarlo pubblicamente ancora prima che il leader leghista parlasse ai giornalisti per la prima volta da venerdì notte. "In Lombardia - ha esultato Formigoni via Twitter - vince il buon governo del centrodestra, 18 anni che sono piaciuti ai cittadini".

Davanti alle telecamere, si è poi detto convinto che con Maroni, "ci sarà un governo all'insegna della continuità, con qualche innovazione". Ma la vittoria politica, Formigoni l'ha di fatto intestata al suo partito, affermando che è stato il Pdl a "trascinare la Lega, che non ha avuto un grande risultato".

E' proprio quest'ultimo che non farà dormire sonni tranquilli ai vertici della Lega. Tutto è stato puntato sulla Lombardia, e la vittoria di Maroni ha senz'altro archiviato i dubbi sull'utilità dell'abbraccio col Cavaliere.

Adesso però serve riscattare il Movimento altrove. Soprattutto nel Veneto, dove forti sono le fibrillazioni. "Io non sono così negativo" sulle percentuali, ha comunque concluso Maroni, lasciando via Bellerio. "Occorre distinguere - ha voluto sottolineare - fra una vittoria elettorale e una vittoria politica".

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