La FIOM fuori dalle fabbriche: «Attacco senza precedenti»

Dalmine, Mantova, Brescia, Genova.. i lavoratori di quattro importanti realtà del Nord Italia riuniti per una conferenza in cui si è discusso del 2012, del pessimo futuro italiano e del mondo che cambia: "Evento epocale"

“Una manovra infame che da sola fa impallidire le tre finanziarie precedenti volute dal Governo Berlusconi. E mentre i vertici sindacali non vogliono rompere le uova nel paniere ai loro referenti politici quelli che pagano sono sempre gli stessi, lavoratori e pensionati”. Certo hanno le idee chiare i lavoratori riuniti alla conferenza (che è quasi una manifestazione) organizzata dai Circoli Operai di Brescia all’auditorium del Liceo Leonardo: un incontro a cui non sono mancati i rappresentanti di tutte le categorie, dai giovani ai pensionati, oltre ai delegati di fabbriche come l’Iveco di Brescia, la Marcegaglia di Mantova, la Tenaris di Dalmine, i lavoratori genovesi.

Si è discusso delle nuove lotte da affrontare nel lunghissimo 2012, un anno in cui l’Italia ha già cominciato ad affondare verso una recessione che farà perdere al Belpaese almeno due punti di PIL, in vista di un 2013 in cui le cose non andranno poi tanto meglio. Anche Confindustria infatti ha già fatto i suoi conti, e si prevedono 300mila posti di lavoro in meno nell’arco di dodici mesi. E poi le tematiche più calde, la discussione sull’Articolo 18 e il nuovo stile Marchionne, che prevede l’esclusione da tutte le fabbriche della FIOM, oggi dalla Fiat, domani chissà.

“Flessibilità in uscita altro non è che sinonimo di libertà di licenziamento, sinonimo di sfruttamento – spiegano i delegati – In cambio di false promesse sull’occupazione giovanile andremo incontro alla perdita delle principali tutele dei lavoratori, dall’Articolo 18 al contratto nazionale. E poi la più grande organizzazione dei lavoratori estromessa dalle fabbriche: una scelta di Stato che nemmeno l’intransigente Vittorio Valletta (presidente Fiat dal 1946 al 1966, ndr) avrebbe mai potuto immaginare. Dobbiamo tornare agli anni del fascismo per trovare un precedente come questo, il peggior attacco al movimento operaio degli ultimi 60 anni”.

O fate come diciamo noi oppure siete fuori. Il diktat formale della Fiat ha fatto il giro dell’Italia e del mondo, e mentre Sergio Marchionne parla di crisi e di licenziamenti la ‘sua’ azienda gli concede ben 50milioni di euro di bonus azionari. “Il Governo Monti conferma la sua piena continuità con il Governo Berlusconi, con la differenza che è ora sostenuto da una coalizione di partiti cialtroni che hanno scaricato sul professore della Bocconi il lavoro più sporco, nell’ottica del solito corrotto gioco elettorale. E la Fornero parla dell’abolizione della cassa integrazione straordinaria, di nuovi esuberi, mentre siamo sicuri che i salari caleranno ancora a causa dell’aumento di quello che può essere definito come l’esercito industriale di riserva, disoccupati disposti a svendersi pur di lavorare”.

La crisi delle relazioni globali è conseguenza della crisi di sovracapacità produttiva che colpisce anche le vecchie potenze occidentali, alle prese con quella guerra del debito che sta cambiando rapporti di forza economici e politici. “Un fenomeno epocale, un’improvvisa accelerazione della storia che anticipa la futura rottura dell’ordine imperialistico mondiale. Non servono più reazioni sindacali di stampo locale, o peggio ancora subalterne a logiche elettorali e parlamentari. Come singoli individui non contiamo nulla, bisogna andare oltre il particolare e aprire il proprio sguardo sul mondo. I lavoratori hanno solo una patria, il mondo intero”.

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Crisi cicliche, disorganizzazioni sociali e contraddizioni insanabili, disoccupazione e miseria, l’orrore della guerra. Un elenco infinito, e se le vecchie potenze arrancano sono i mercati emergenti in pieno sviluppo a trascinare la crescita mondiale. Sul TIME continua il dibattito degli economisti del World Economic Forum (Davos, Svizzera), e il materialismo dialettico si riaffaccia con prepotenza tra le scienze esatte. Perfino Eric Hobsbawm rivede la sua teoria e rivede il suo pensiero liberista, tanto da scrivere ad ampi caratteri che per salvare il mondo “si deve riscoprire l’eredità del marxismo”.

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