«Firmato accordo con Svizzera e Baviera per l'indipendenza della Padania»

Lo ha dichiarato Umebrto Bossi nel suo comizio alla festa del Carroccio di Castelcovati. Ha poi parlato delle espulsioni dal partito dopo gli scandali degli ultimi mesi, affermando che - d'ora in avanti - sarà lui a deciderle

E’ un Bossi redivivo quello andato in scena sabato sera al palazzetto dello sport di via Aldo Moro a Castelcovati.

Appena salito sul palco, ha voluto chiedere – conscio del suo potere nella guerra interna alla Lega – di fermare le “espulsioni ingiustificate” dal partito: “Stop. Il potere di espellere o far rientrare nella Lega chi è stato ingiustamente espulso adesso è mio". "Si recuperi la grande amicizia fra noi padani - ha aggiunto - chi è stato espulso ora può venire da me".

Sempre restando in tema scandali giudiziari, è poi passato – ma questa non è una novità, sembra ormai aver preso il posto di Berlusconi – ad attaccare i giudici: “Hanno detto che la Lega aveva un amministratore vicino alla 'Ndrangheta. Ma perche' non l'hanno arrestato ed è ancora in giro? E' strano, la cosa fa sospettare".

"Ho sempre saputo - ha continuato - che alla fine ci avrebbero attaccato. Ma nella Lega nessuno ha rubato, erano soltanto soldi nostri. Abbiamo affidato la revisione dei conti a una società che controllerà tutto".

Naturalmente, non poteva mancare l’eterno richiamo all’indipendenza della Padania: “Con gli amici svizzeri, la Lombardia, il Piemonte, le regioni austriache, la Baviera, è stato firmato un importante accordo a San Gallo, per una macroregione europea: è il primo passo per la Padania libera".

Dell'accordo "nessuno ne parla - ha poi continuato -, perché a Roma non piace, vuole tenerci schiavi. Ma noi da domani metteremo manifesti da tutte le parti e poi è una legge europea che Roma non può fermare". "In questi anni lo Stato - ha detto Bossi - ci ha fatto invadere dai mafiosi, ma nessuno ha preso il fucile per andare in piazza a farsi sentire".

Alla fine il Senatùr ha ricordato la parabola del re Salomone citata all'ultimo congresso della Lega, quando, consegnando il partito a Roberto Maroni, ha detto "il figlio è tuo". A quel punto un militante ha gridato: "Bossi, il figlio è tuo" e il presidente della Lega gli ha risposto dal palco: "no, il figlio é nostro, è di tutti noi".
 

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