5 Stelle a Rifiuti Zero: «Inceneritore trappola del secolo scorso»

Il convegno dei grillini sulla strategia Zero Waste: grandi ospiti politici come Crimi o la candidata Gamba, grandi esperti come Ruzzenenti e Cerani. Obiettivo dichiarato il 90% di raccolta differenziata

Riprendiamoci Brescia, un passo alla volta, il Movimento 5 Stelle si avvicina alla tornata elettorale dei prossimi 26 e 27 maggio con quello che fin dagli esordi, quando tutto era ancora un Meet Up, è sempre stato un suo cavallo di battaglia. Lo ha ricordato proprio Vito Crimi, in apertura al convegno andato in scena ieri pomeriggio presso l’auditorium Capretti degli Artigianelli, in Via Piamarta: “Il mio primo impegno da attivista, ed eravamo solo un Meet Up, risale al 2007 e fu diretto proprio su questo tema. Partecipare e aderire all’assemblea nazionale per i Rifiuti Zero, cambiare completamente metodo perché questo è il punto fondamentale. Non è più solo un problema tecnologico ma è un problema culturale: bene sarà quando non penseremo più ai rifiuti come una risorsa, ma quando potremo dire rifiuti, quali rifiuti?”.

Un tema che sembra interessare parecchio Brescia e Provincia, lo dimostrano gli incontri cittadini (l’ultimo dei quali organizzato un paio di giorni fa da Brescia Solidale e Libertaria) o l’avvicinarsi del Firma Day che coinvolge perfino gli studi di Radio Onda d’Urto. Zero Waste, rifiuti zero: un movimento internazionale che si pone l’obiettivo di raggiungere la quota zero assoluto, o quasi, entro il 2020 perché ancora oggi “l’Europa vive una totale insostenibilità ecologica”.

Ieri pomeriggio però si è parlato soprattutto di Brescia. Come ha ricordato il celebre Marino Ruzzenenti, un vero e proprio sistema: “Un sistema costruito nel secolo scorso dall’ingegner Renzo Capra e che ha segnato profondamente la città, una città che oggi eredita le più esemplari trappole tecnologiche del secolo scorso. Grandi sistemi centralizzati, spreco pazzesco di risorse, uso e abuso di combustibili fossili”. Il riferimento chiaro è all’inceneritore, “costretto a funzionare a pieno regime perché legato al teleriscaldamento e alla produzione di energia, insomma dobbiamo alimentarlo a tutti i costi, e i rifiuti bresciani non bastano, bisogna importarli da fuori Provincia”.


“Se non si mette in discussione questa strategia non se ne esce più fuori – ha aggiunto Massimo Cerani, ingegnere esperto di gestione dei rifiuti – e se vogliamo parlare di revisione delle politiche ambientali ed energetiche non possiamo allora non mettere in discussione questa cattedrale, questo inceneritore. Un impianto che anche dal punto di vista tecnologico è stato realizzato in ottica di risparmio, un impianto mostruoso da 800mila tonnellate (tra i più grandi d’Europa) ma che copre meno di 80mila abitanti. A conti fatti, prende i rifiuti da 100 e dà calore a uno. Oppure, prende i rifiuti da 100 e dà energia elettrica a due. La nostra più che una provocazione è una constatazione: non serve assolutamente a nulla!”.

Eppure, continua Cerani, un impianto di questo tipo a pieno regime e a pieno utilizzo potrebbe ‘sfamare’ i bisogni energetici di circa cinque milioni di abitanti, “praticamente mezza Lombardia”. Oltre a Brescia, i paesi virtuosi: le esperienze del bergamasco, raccontate anche dai consiglieri Giampiero Maccabiani e Dario Violi, il riferimento magari alle esperienze bresciane come la leghista Prevalle o la piddina Castel Mella.

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“Se io devo portare una cosa a zero, allora devo cercare di non produrla – spiegano infatti i grillini nel loro gran finale – Dobbiamo imparare a comportarci in un certo modo, con il riuso o il riciclo. E dobbiamo imparare a rispondere a tutti quegli amministratori che per giustificare l’incenerimento parlano di recupero di energia. La normativa europea invece parla chiaro: il recupero di energia è subordinato al recupero di materia. Ovvero, tutto ciò che può essere recuperato in materia non può e non deve essere recuperato in energia”.

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