Goletta dei Laghi, i primi risultati: trovate sul Garda tre spiagge inquinate

La campagna di Legambiente ha rilevato situazioni oltre i limiti a Garda alla foce del torrente Gusa, a Castelnuovo del Garda alla foce del Rio Dugale dei Ronchi e a Bardolino alla foce del torrente San Severo

Si è conclusa la prima tappa dell'edizione 2018 di Goletta dei Laghi, la campagna di Legambiente realizzata in collaborazione con il Conou (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati) e Novamont. Da 13 anni, la Goletta di Legambiente attraversa l'Italia per monitorare la qualità delle acque, degli ecosistemi e dei territori lacustri.

Martedì mattina, 3 luglio, sono stati resi noti i risultati delle analisi microbiologiche dei campioni prelevati nella sponda veneta del lago di Garda. Il lavoro della Goletta dei Laghi si è concentrato su due fronti principali di indagine: quello delle microplastiche e quello dell'inquinamento microbiologico.

All'indagine sulle microplastiche, dal 29 giugno, data in cui hanno avuto inizio i monitoraggi, hanno lavorato 10 tecnici per un totale di oltre 20 ore di campionamento. In particolare, sono stati 6 i punti monitorati sul lago alla ricerca delle microplastiche: tra Bardolino e Lazise, a nord di Sirmione, al centro lago davanti Garda, a Brenzone sul Garda, davanti Gargnano e a Castelletto, per un totale di 5,7 km. Il lavoro dei tecnici ha riguardato anche un'area di 250 mq nelle spiagge di Lonato del Garda, Torbole, Toscolano Maderno, Pacengo di Lazise, la spiaggia di Punta Gro' a Sirmione e 4 ponti, di cui due a nord (Arco e Torbole sul fiume Sarca) e 2 a sud (Valeggio sul Mincio e Peschiera del Garda sul fiume Mincio).

Per quanto riguarda, invece, le analisi microbiologiche, rispetto allo scorso anno, i punti campionati sono stati ridotti al fine di concentrare le analisi sulle foci e sui canali ritenuti più critici. Nel complesso, su 5 punti monitorati sulla sponda veneta, 3 sono risultati inquinati e 2 entro i limiti. Sorvegliati speciali i campioni prelevati a Garda alla foce del torrente Gusa, a Castelnuovo del Garda presso la foce del Rio Dugale dei Ronchi e a Bardolino alla foce del torrente San Severo, che confermano il trend negativo delle passate edizioni. Rientrano, invece, nei limiti di legge i prelievi effettuati alla foce del torrente Marra e a Peschiera alla foce del Rio Sermana.

Nelle analisi della Goletta dei Laghi vengono prese in esame le foci di fiumi e torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che si trovano lungo le rive dei laghi, punti spesso segnalati dai cittadini. Queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica di origine fecale, dovuta all'insufficiente depurazione degli scarichi civili che attraverso i corsi d'acqua arrivano nel lago.

Si tratta di un campionamento puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un'istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni. Anche perché in ben due controlli quest'anno, Arpav aveva confermato la balneabilità delle acque veronesi del lago di Garda.
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“Due degli storici sorvegliati speciali quest'anno sono risultati entro i limiti - ha commentato Simone Nuglio, responsabile della Goletta dei Laghi -. È un dato che non può far abbassare minimamente la guardia, anche perché non è riscontrabile alcun provvedimento che possa aver influito positivamente sulla qualità delle acque di questi due corsi d'acqua. Per questo motivo non escludiamo che in futuro possano essere fatte delle segnalazioni alle autorità competenti per inquinamento ambientale sui luoghi risultati storicamente fuori dai limiti di legge, perché non possiamo assolutamente permetterci di abbassare la guardia su questo ormai cronico problema”.

“I dati del campionamento microbiologico confermano la necessità di proseguire il nostro impegno nel costante monitoraggio non solo del lago ma di tutto il bacino idrico collegato all'entroterra alla ricerca delle principali criticità - ha dichiarato Chiara Martinelli, presidente Legambiente Verona -. Il fatto che la foce del torrente Gusa sia risultata inquinata dopo alcuni importanti interventi eseguiti da Ags, con la sostituzione di vecchie tubazioni individuate durante le indagini effettuate nell'entroterra in collaborazione con Legambiente Verona, ci fa pensare che il problema delle reti ammalorate, dei guasti e degli scarichi fuori controllo o abusivi sia molto più diffuso di quanto poteva apparire”.

Fonte: Veronasera.it

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