Dov'è finito quel mondo che è sempre stato nostro, sembrandoci per molti secoli l'unico possibile? È la domanda che Lucilla Giagnoni pone a se stessa e al pubblico di Acque e Terre in una serata di chiacchiere e letture, durante la quale l'attrice si soffermerà sullo scenario che oggi si presenta ai nostri occhi: grandi cascine abbandonate, perfette, in piena produzione, ma governate dalla chimica e dalle macchine.
Nessuna voce umana né animale, là dove un tempo era un ordito di grida, richiami, canti, muggiti e nitriti e dove le piante, i filari di pioppi e di gelsi, sono state invece abbattute. Terra. Storie di corpi, di sogni, di trasformazioni, vuole dunque essere un modo per vivificare il paesaggio grazie alle storie che appartengono alla sua tradizione.
Nessuna voce umana né animale, là dove un tempo era un ordito di grida, richiami, canti, muggiti e nitriti e dove le piante, i filari di pioppi e di gelsi, sono state invece abbattute. Terra. Storie di corpi, di sogni, di trasformazioni, vuole dunque essere un modo per vivificare il paesaggio grazie alle storie che appartengono alla sua tradizione.
Lucilla Giagnoni proporrà tre momenti narrativo-descrittivi: i sogni, con la leggenda di due giganti della montagna che ridisegnano la pianura, le trasformazioni, con la storia di un ragazzino che vede i polli della sua cascina divenire capponi, ed i corpi, vero e proprio prodigio della natura, in movimento, da seguire con lo sguardo. Alternerà suggestioni scritte da lei stessa con brani tratti da "Il dio delle Piccole Cose" dell'attivista iraniana Arundhaty Roy (vincitrice nel 199t del premio Booker); da "La Favola delle cose Ultime" di Sergio Givone, da "Terra d'acqua" e da "Chimera" di Sebastiano Vassalli.
Attenzione: per accedere al luogo dell'evento è necessario percorrere 500 metri a piedi, poiché le vicinanze verranno interdette al traffico dei veicoli.











Commenti