Simply e Auchan, giornata nera nei supermercati: 1.300 lavoratori in sciopero

Indetto lo stato d'agitazione dei dipendenti delle filiali bresciane. La protesta mercoledì mattina davanti alla sede amministrativa del gruppo

Braccia incrociate e proteste: i dipendenti bresciani di Ipersimply e Simply Sma (società del gruppo Auchan Retail) hanno indetto lo stato d'agitazione per mercoledì 31 ottobre. I lavori protesteranno -si legge in una nota diffusa dai sindacati-  "contro l'immobilismo della società di fronte a un'improvvisa crisi aziendale". 

I lavoratori delle 28 filiali bresciane, in tutto circa 1.300, protesteranno davanti alla sede amministrativa della società, che si trova all'interno del centro commerciale "Le Rondinelle" di Roncadelle. La manifestazione terrà banco per tutta la mattinata di mercoledì.

A preoccupare, e parecchio, i dipendenti è la profonda crisi che negli ultimi anni avrebbe stroncato i fatturati dell'azienda (i conti sarebbero in rosso, con una perdita che nel 2018 sfiorerebbe i 103 milioni di euro) "nonostante le domeniche, i giorni festivi e le lunghe giornate d’apertura, che obbligano i dipendenti ad una flessibilità estrema", le chiusure di molti punti vendita e il futuro incerto di altri supermercati della catena.

"Nell’incontro tenutosi a Roma il 25 settembre scorso, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno chiesto chiarezza e trasparenza sul piano industriale di rilancio, che invece di tranquillizzare preoccupa molto i dipendenti. Solo quest’anno sono stati chiusi quattro negozi su tutto il territorio nazionale, tra cui la filiale sita presso il Centro commerciale Margherita d’Este che fortunatamente non ha creato esuberi. Molti punti vendita, compresi i dipendenti, sono in procinto di essere ceduti ad altre società, ultimo in ordine cronologico la scorsa settimana il Simply di San Paolo D’Argon (BG)”, sottolineano i sindacati.

Non solo: a fine settembre l’azienda avrebbe disdetto il contratto integrativo aziendale: "Mettendo  a rischio, oltre diversi diritti acquisiti in tanti anni di contrattazione, un premio mensile di 108 euro su cui l’azienda non vuol transigere”, concludono i sindacati. 

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