Brescia seconda provincia in Lombardia per il gioco d’azzardo

In un anno aperte 84 nuove sale: la Provincia bresciana ‘scavalca’ Bergamo e Monza e va al secondo posto in graduatoria, dietro solo a Milano. L’allarme dell’ASL: “Il mercato sommerso grande quanto quello legale”

Un business che continua a crescere, nonostante si sia già fatto piaga sociale. Cosa comune in questa società, dove il profitto ha sempre la precedenza: impossibile rinunciare ad introiti garantiti, soprattutto in tempi di crisi e di recessione sempre dietro l’angolo. Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano il business del gioco d’azzardo in Lombardia è cresciuto, tra il 2012 e il 2013, addirittura del 43,4%. Nonostante le belle parole e la proposta di una legge regionale "a tolleranza zero".

In testa alla graduatoria, per dovere di popolazione e di dimensione, rimane sicuramente Milano: nel 2013 si registrano 521 “sedi d’impresa e unità locali nel settore gioco”, e che quindi comprendono sale slot ma anche sale scommesse, oppure ‘ibridi’ di ultima generazione, che sul territorio spuntano come i funghi d’agosto.

Nel complesso lombardo infatti crescono a dismisura le sale dedicate alle slot machine, +79% sui dodici mesi, seguite a ruota dalle ricevitorie del lotto, a quota +76,5%. Tutte le province poi registrano segni positivi: tante sale aperte, nuovi punti di raccolta e di ritrovo.

Il territorio bresciano è quello che registra l’impennata più significativa: dalle 78 sale (con quarto posto in graduatoria, dietro anche a Bergamo e Monza) si è passati alle 162, con una cresciuta percentuale superiore al 107%, che significa secondo posto in classifica. Bergamo passa invece dalle 88 sale del 2012 alle 141 del 2013 (+60%), Monza e Brianza dalle 79 alle 120 (+51,9%). E se Milano in fondo tiene una crescita contenuta (+22,9%) altro boom in quel di Varese, +83%. Unico calo in Provincia di Lodi, ma la cifra è irrisoria: da 22 sale si passa a 19.

E questo è soltanto il mercato legale. Lo confermano dall’ASL, lo riferisce Edoardo Cozzolino (direttore Sert di Milano) in un’intervista al Corriere della Sera: “Quello che vediamo è solamente la punta dell’iceberg. I dati ci mostrano solo la consistenza del mercato legale. Purtroppo dobbiamo considerare anche quello illegale che, secondo le stime, ha le stesse dimensioni del primo”.

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