Giudice di Pace addio. A Brescia e Provincia 10 uffici in meno

Il ministro della Giustizia chiede una descrizione dettagliata dell'unico edificio bresciano che dovrebbe rimanere aperto. A rischio quelli provinciali, da Breno a Salò. Il coordinatore Nesi: "Sarà difficilissimo"

La stagione dei tagli è soltanto agli inizi, e la Funzione Pubblica e tutti i suoi derivati corrono ora rischi concreti in vista delle decisioni pro Bruxelles che il Governo di Mario Monti si vedrà costretto a seguire, per quell’equilibrio di bilancio tanto caro all’Europa, ma anche a Parigi e a Berlino. Per essere più concreti in terra bresciana i prossimi sulla lista sono gli uffici del Giudice di Pace, dieci in Provincia più uno in città, l’unico che dovrà rimanere aperto. Forse dieci erano troppi, nell’ottica degli sprechi un ridimensionamento ci può stare, ma passare da tutto a niente sembra l’unica cosa rimasta nelle prospettive dell’Italia tutta da rinnovare.

L’unica certezza rimarrà l’ufficio di Via Vittorio Emanuele, coordinato da Nicola Nesi e che oggi conta sette giudici in organico. Chiuderanno invece gli uffici di Breno, Chiari, Gardone VT, Iseo, Lonato, Montichiari, Orzinuovi, Rovato, Verolanuova e Salò, dove c’è anche il Tribunale. Il provvedimento governativo non è ancora stato approvato, ma si sa che questo Parlamento ha la maggioranza ampia, e a breve verranno chiuse almeno 75 sedi su 100 in tutto il territorio italiano. Un accorpamento che fa parte di un più ampio programma generale di tagli, a Brescia ben visibili anche sulla navigazione (vedi Navigarda), nella sanità (vedi il 118 a rischio chiusura, o il reparto di ostetricia dell’ospedale di Gardone), perfino alla cultura.

Il ministero della Giustizia ha inoltre chiesto “una descrizione dettagliata dell’edificio bresciano”, che dovrà accogliere tutti i giudici della Provincia, mentre buona parte del personale, se non riassorbito dai Tribunali o dalla Corte d’Appello, dagli enti locali o dai Comuni, con buona pace per se stesso si vedrà costretto a passare il 2012 a casa, o quasi. Pessimismo anche sulla futura gestione della sede centrale: “Sarà un macello – ha detto Nicola Nesi al Giornale di Brescia – Tutto il contenzioso si riverserebbe su Brescia, e ovviamente tutti i giudici che si trovano negli uffici di Provincia verrebbero trasferiti qui. Ci staremmo a malapena”.

Soppressioni e accorpamenti. Due parole che abbiamo già sentito abbastanza, ma che sentiremo ancora a lungo.
 

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