Brescia: pensionati sempre più poveri, ma aumentano i SUV

Anche a Brescia e Provincia i dati ISTAT parlano di crisi e povertà: quasi il 35% dei pensionati vive con la 'minima', quasi il 70% con meno di 1000 euro al mese. Ma in città i dati incrociati registrano un anomalo incremento della vendita dei SUV

Italiani sempre più poveri, un giovane su due è precario, presto si risparmierà anche su pane e pasta (ma non sulla TV a pagamento). Anche Brescia non sembra esentarsi dal leitmotiv del Belpaese, a seguito della diffusione dei dati ISTAT in grande scala: nel dettaglio, la Provincia bresciana (e in particolare la città) paga uno scotto maggiore rispetto ad altre realtà del Nord Italia. Un esempio su tutti il ricorso ai fondi di microcredito, o le richieste di sussidio che sono quasi raddoppiate, e in meno di due anni.

Insomma, si fa un po’ più di fatica, anche per quelle spese a cui non si dovrebbe rinunciare come la casa, la scuola, la salute. Peggiora anche la condizione economica dei pensionati, e delle famiglie che invece già ‘stavano’ in una sorta di pre-fascia di povertà: tra i primi, il 34% del totale vive con la ‘minima’, meno di 500 euro al mese, con il 70% (o quasi) che non raggiunge i 1000; tra i secondi invece, questo il commento dei Centri Pastorali, “c’è uno straripamento di povertà”.

I dati dello scorso anno, che avevano destato non poca polemica, rilevavano l’anomalia bresciana di un reddito dichiarato pro capite inferiore ad altre Province lombarde ma, nonostante ciò, l’incremento della vendita dei SUV (macchine discretamente costose) aveva registrato picchi raggiunti forse solo in alcune località residenziali di lusso. Non va poi dimenticato il piccolo ‘scandalo’ delle "seconde prime case" sul lago di Garda: una fuga di residenze cittadine che ha ‘gonfiato’ la densità abitativa gardesana, tanto che in alcuni Comuni della Valtenesi “oltre il 50% delle case è disabitato per 300 giorni all’anno”.

E' evidente, dunque, che con la crisi continua ad aumentare la forbice tra ricchi e poveri, facendo così scomparire lentamente la classe media, tra tutte le classi sociali quella più dedita al consumo di massa, e senza la quale sarà impossibile pensare a un rilancio dell'economia.

Rimane ancora insoluto, invece, lo scontro tra il lavoro dipendente e quello autonomo, a suo volta lastricato di correnti e ‘spintoni’, tra chi la Partita IVA l’ha aperta un tempo e chi invece l’ha aperta negli ultimi anni. Ma a parlare è ancora l’ISTAT: oltre l’80% del gettito fiscale italiano si ricava da lavoratori dipendenti e pensionati.

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