Brescia, da città virtuosa a Comune a rischio: «I conti non tornano»

Dal 2006 ad oggi un'ascesa di costi e spese mai bilanciati dalle entrate correnti. I rischi di un Comune che dipende in tutto e per tutto da A2A, e che deve ancora affrontare la Metro. Mentre le famiglie faticano

Quattro associazioni coinvolte, una saletta bella piena e la consapevolezza che anche il Comune di Brescia non se la passa proprio benissimo, due giorni prima di quello che in molti considerano un Consiglio Comunale decisivo per il futuro della maggioranza cittadina. Al Caffè Impero si è parlato dei problemi dell’Italia e della città, dei conti e delle spese che anno dopo anno si fanno più complicati, delle prossime elezioni amministrative che forse stravolgeranno i rapporti di forza attuali. Cesare Giovanardi (I Soldi di Tutti), Lorenzo Cinquepalmi (Tempo Moderno), Stanislao Barretta (Vivicentro), il giovane Enrico Accascina (Cittadini in Movimento) e Alfredo Cosentini, consigliere Idv a Brescia: questi i protagonisti della serata di ieri, non troppo formale ma di certo ricca di spunti.

“Il cittadino deve essere messo al centro della vita politica, e non in termini astratti. Accanto al mondo della politica che conta sempre meno ci vuole una cittadinanza attiva e stimolante che proponga iniziative coerenti con il territorio. Troppo comodo chiamare in causa il cittadino solo quando c’è la campagna elettorale: dati alla mano, è evidente che i partiti non sono più così rappresentativi, quando il primo partito è l’astensione, e quando i due primi partiti nazionali, Pd e Pdl, in termini assoluti insieme rappresentano a malapena il 30% della popolazione votante”.

Problemi italiani, ma problemi bresciani, con la città che da Comune virtuoso si è rapidamente trasformato in uno dei Comuni più a rischio dell’intera Lombardia, con una controllata come A2A che ha perso il 75% del suo valore azionario, spese correnti in continua ascesa, entrate correnti che rasentano la stagnazione. E a pagare saranno ancora i cittadini. “La quota del 27% in A2A serve solo a tamponare l’emorragia della Metro, una mina vagante di cui ora si pagano le spese di investimento, e di cui poi si dovranno pagare le spese di gestione e di manutenzione”. Una situazione delicata, talmente delicata che perfino l’assessore Fausto Di Mezza, in un’intervista al Bresciaoggi si è lasciato scappare qualche parola di troppo: “A questo punto bisogna capire se la nostra partecipazione finanziaria in A2A vale tanto quanto serve per pagare il nostro debito, quello della metropolitana”.

C’è stata l’ex Oviesse, l’immobile di San Faustino, le consulenze esterne milionarie, gli acquisti pagati il doppio e le vendite che hanno reso la metà, mentre si annunciano l’addizionale Irpef (0,55%) e il super IMU (0,40%). “Siamo stanchi delle solite scorciatoie, davanti agli occhi di tutti ci sono evidenti segnali di cattiva amministrazione. Ora è il tempo delle proposte, è il tempo di lanciare messaggi ben chiari, iniziative coordinate: Brescia (e non solo) vive una condizione disastrosa”. Sono cinque i punti per una buona amministrazione, dal controllo delle spese ad una nuova edilizia, accompagnate da nuove strategie per quei temi considerati ineludibili dalla popolazione.

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“Esposizioni finanziarie, ricapitalizzazioni, debiti.. tutto quello che non funziona deve essere detto, deve essere cambiato. Le famiglie fanno fatica a mantenere lo standard di sopravvivenza, non servono interventi caritativi e fini a sé stessi, servono circuiti che aiutino a ridistribuire la ricchezza, e che una volta per tutte intacchino gli sprechi e le spese non qualificate e parassitarie del Paese”.

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