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Zero Waste: «Un metodo che funziona, nei piccoli paesi e nelle grandi città»

Al progetto internazionale per il riciclaggio totale hanno già aderito 56 Comuni italiani. A Capannori di Lucca in ottobre un grande convegno, per proporre un'alternativa ai soliti inceneritori e alle solite discariche

Alessandro Gatta 4 gennaio 2012

Un mondo a rifiuti zero è possibile? Domanda non facile, risposta quasi impossibile. Ci provano in tutti il mondo i ‘filosofi’ della Zero Waste, la filosofia dei Rifiuti Zero che da poco tempo conta un affiliato anche in Lombardia, in Provincia di Brescia: il Comune di Prevalle. In tutta Italia hanno già aderito 56 municipalità, in tutto il mondo non si contano già più, sono in continuo aumento. Da piccoli paesi come Hernani in Spagna a grandi metropoli come San Francisco e Goteborg: la sfida ai ‘soliti’ inceneritori e alle ‘solite’ discariche è solo cominciata.

Nei primi giorni dello scorso ottobre un convegno internazionale a Capannori di Lucca, paese di poco meno di 60mila abitanti e primo aderente italiano, con la presenza dei primi fondatori del movimento come Paul Connett, o il responsabile europeo Joan Marc Simon. “Zero Waste è un metodo che ha come presupposto necessario – spiega proprio Connett – la combinazione di tre livelli di responsabilità. Quello della classe politica, che fa le leggi, quello della comunità, nella fase finale, e quella industriale, nella fase iniziale del processo”.

E’ un metodo che funziona. E non solo nei piccoli centri e nei piccoli paesi, ma anche nelle grandi città e nei grandi agglomerati”. Sono dieci i punti a cui non si può prescindere: la separazione alla fonte, la raccolta porta  a porta, il compostaggio, il riciclaggio, la riduzione dei rifiuti, il riuso e la riparazione, la tariffazione puntuale, il recupero dei rifiuti, la ricerca e la riprogettazione, l’azzeramento dei rifiuti. Quest’ultima è praticamente una fase finale, l’obiettivo da raggiungere entro il 2020 e che dà nome a tutto il movimento. Zero Waste, Rifiuti Zero.

“La Comunità Europea sancisce che bisogna ridurre i rifiuti – ha aggiunto Joan Marc Simon – e bruciare solo quello che non è riciclabile. Ma è necessario rivedere il quadro normativo sui materiali da riciclare (vedi plastiche) e istituire una politica dei finanziamenti che privilegi il recupero. L’Europa vive una totale insostenibilità ecologica: importiamo biomassa per bruciare e fare energia, siamo completamente dipendenti dal resto del mondo”.

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“Se si pensa che in Europa ci sono 22 milioni di disoccupati e i rifiuti che vanno in discarica o negli inceneritori sono oltre 86mila tonnellate, portando questi rifiuti al riciclo si troverebbe lavoro a oltre il 50% dei disoccupati”. Forse un po’ idealisti, ma sempre meglio dei ‘soliti’ inceneritori e delle ‘solite’ discariche.

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