"Viviamo in una discarica, dove si spaccia alla luce del sole"

Viaggio nelle "torri gemelle" di San Polo. Quella più a Sud, la Tintoretto, è chiusa e abitata da topi e sporcizia. Neanche 500 metri più a Nord c'è la Cimabue, dove vivono più di 500 persone, non meno segnata dall'incuria

Tintoretto, una discarica a cielo aperto - Copyright © Bresciatoday.it

BRESCIA. La due “torri gemelle” di San Polo si guardano e si osservano da vicino, a dividerle c'è una fila di villette a schiera, ad unirle il degrado e l'incuria.

La Tintoretto, quella più a Sud, è ancora in piedi, ma non è stata venduta e dei progetti di riqualificazione annunciati dalla Loggia non c'è, per ora, alcuna traccia materiale. Il gigante colorato è sempre al suo posto. Blindatissimo, ma pericolante.

Qualcuno ha anche aggirato le recinzioni (arrugginite) ed è riuscito ad entrarci per passare la notte, come racconta una signora che risiede in una villetta a schiera, a pochi passi dalla torre: “Alcuni mesi fa la sera si vedevano delle luci accese in alcuni appartamenti, poi sono venuti i tecnici del Comune e hanno messo altre barriere per impedire l'ingresso.”

Più che gli occupanti abusivi, a preoccupare i residenti della zona sono le condizioni della torre, che si affaccia su un parco pubblico: “Bisogna stare attenti, quando si passeggia, a non camminare sotto la torre, perché piovono i calcinacci e i vetri di molte finestre rotte”.


Sporcizia, piccioni e topi sono, invece, i nuovi inquilini dell'edificio abbandonato a sé stesso, come il parchetto adiacente. L'erba è alta fino alle ginocchia, i pochi giochi rimasti sono arrugginiti e alcuni alberi si sono piegati su stessi: “Ci sentiamo abbandonati”,  è il sentimento comune di chi fa i conti tutti i giorni con il degrado.

Neanche 500 metri più a Nord c'è la Cimabue. Ancora abitata, ma non meno segnata dall'incuria. È più alta e snella rispetto alla Tintoretto. I 16 piani ospitano ben 195 unità abitative e un centro diurno per anziani gestito dal Comune di Brescia. La capienza massima è di 550 persone, ma la stima delle presenze fatta da chi ci abita è diversa: “Saremo più di 600. Ci sono molte persone non autorizzate a vivere qua, che vengono ospitate da chi ha stipulato un regolare contratto con l'Aler e la loro presenza non viene segnalata a chi di competenza. In alcuni appartamenti vivono anche 8/10 persone.” Il 60% dei residenti è straniero, il restante sono anziani italiani.

Il sovraffollamento è uno dei tanti problemi della Cimabue e per i condomini è forse uno degli ultimi di una lunga lista.
Basta solo avvicinarsi alla torre per avere un'idea di quello che s'incontrerà una volta entrati. Nell'aiuola che circonda il viale d'ingresso al posto dei fiori “crescono” gli assorbenti, le siringhe e le bottiglie di plastica. Il cortile interno e il parco pubblico, sui quali si affacciano le finestre e i balconi  delle due facciate della torre, sono discariche a cielo aperto.

Lo “sport” più in voga nella torre sembra essere il lancio dell'immondizia dalle finestre. Sul tema è recentemente intervenuta l'amministrazione comunale: “Adesso c'è la metà della sporcizia di prima, perché quelli del comune, in seguito alle lamentele del vicinato, sono appena intervenuti a pulire. Prima sembrava di vivere in una discarica”. Il lancio della spazzatura non verrà più tollerato, come si legge su una circolare appesa vicino alla portineria.

All'interno la situazione non migliora, anzi. Scale e pianerottoli vengono usati come cassonetti e cestini e la maggior parte delle pompe antincendio sono rotte: “Se scoppia un incendio qui moriamo tutti,  delle 50 pompe che ci sono ne funzionano 3”.

Ma anche la sporcizia occupa una posizione marginare nella lista delle emergenze: “I veri problemi  - racconta un inquilino, che che ha chiesto di restare anonimo  - sono lo spaccio di droga, che avviene all'interno e all'esterno del palazzo, alla luce del sole; i furti e gli scippi agli anziani; le aggressioni e le violenze alle donne. Alcuni dei garage sono dei depositi di stupefacenti. C'è anche chi è stato arrestato per spaccio, ma poi è tornato a vivere in questi appartamenti, come se nulla fosse. L'Aler gli ha tolto la casa, ma loro sono rientrati con altre associazioni. Denunciare queste situazioni e intervenire diventa difficile, perché si viene minacciati. La polizia locale ogni tanto fa dei controlli, ma non bastano. Da due anni a questa parte il servizio di portineria è stato sospeso nelle ore più a rischio: dalla una alle cinque del mattino. Passa  una guardia giurata, ma chi fa attività illegali aspetta che se vada e ricomincia a fare i propri affari.”

Ma forse non tutto è da buttare. L'immagine dei ragazzi che trascorrono il pomeriggio giocando a palla bollata nel cortile interno, guidati dai volontari del centro d'aggregazione giovanile, è il seme della speranza.

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