Tra Palazzolo e Telgate, il confine provinciale maltrattato dai rifiuti

Una discarica da quasi 3 milioni di tonnellate di rifiuti e il progetto di un impianto di compostaggio da 35 ettari: la mobilitazione del Comitato di Tutela tra Brescia e Bergamo

La storia infinita delle pianure lombarde, e quei Piani Cave spesso sovradimensionati, così a Brescia come a Bergamo, questa è la storia in due atti al confine tra le due Province, Palazzolo e Telgate, Calcinate e Formico. Prima si racconta della ATEg39 e del suo ampliamento, discusso nel 2011 e che provoca la prima reazione popolare, la nascita del Comitato intercomunale di Tutela Salute e Ambiente che raccoglie in pochi mesi, e solo in tre Comuni, oltre 8mila firme. "Dal cilindro, come spesso accade in Lombardia, anche stavolta ne è uscita una discarica - racconta a BresciaToday l'ingegner Fabio Turani, referente tecnico del Comitato - L'operatore è una certa 'Azienda Verde', composta di due società tra cui A2A, che non ha alcun interesse per l'escavazione ma che si occupa invece del conferimento di rifiuti. Un'altra operazione mascherata, non esiste alcuna reale necessità estrattiva, altro che sabbie e ghiaie, qua la storia si ripete". L'opera non è certo di poco conto: in una zona di accertata ricarica acquifera ben 162mila mq di area dedicata, "come 22 campi da calcio", quasi 200 camion al giorno (con tutti i problemi che ne derivano) e un calcolo complessivo di 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti.

Ora invece si racconta di un intreccio spazio-temporale, quando nel maggio del 2012 la Regione concede un'audizione al Comitato di cui sopra, ma altro cilindro e altra sorpresa, la Berco Srl presenta un progetto per un nuovo impianto di compostaggio "a poche centinaia di metri dalla gigantesca opera che coinvolge l'ATEg39", un impiantino dalle dimensioni ancora maggiori, "189mila mq e 35 ettari", e un iter di avviamento che appare senza intoppi, perchè un conto e il Piano Cave, e un conto è il Piano Rifiuti. "Un progetto clamoroso - continua Turani - perchè a due passi da Telgate esiste già un impianto simile e funzionante, sulla base di un'autorizzazione decennale rinnovata nel 2011. Ma questo impianto, a Calcinate, si è meritato il rinnovo solo perchè subordinato all'adeguamento dell'impianto stesso: ci sono i dati ARPA, ci sono le proteste dei cittadini, gli impatti ambientali negativi li conosciamo da molti anni". La soluzione all'italiana dell'azienda in questione è la presentazione di un nuovo progetto, e la dismissione dell'attuale impianto: "Una cosa lava l'altra, niente adeguamento ma uno stabilimento ex novo, liberi dal peso delle norme con un'operazione chiaramente speculativa e in terreno agricolo, l'ultimo lembo di terra che separa i vari Comuni. Una cosa insostenibile, la stanno facendo proprio sporca".

Anche la Provincia di Bergamo si è detta diffidente, nessuna decisione però è stata presa al riguardo. Un'altra soluzione esiste, la propone direttamente il Comitato: "L'abbiamo chiamata 'Soluzione Zero', l'unica via veramente sostenibile. Con una riconversione dell'impianto riduci a zero tutti gli impatti aggiuntivi, quelli ambientali, quelli olfattivi, quello umano". Quasi 200mila mq in meno non sarebbero niente male: "Non dimentichiamoci che nell'area inquadrata da Berco esistono diversi elementi escludenti. Un asilo nido a 400 metri, quando la Regione impone una distanza di almeno un km per strutture di quel tipo. Strade inadeguate, spazi stretti in previsione di troppi camion. Un impatto olfattivo insostenibile per i residenti, e a cui nessuna nuova tecnologia potrebbe rimediare. Una cascina di interesse storico (ne abbiamo parlato la scorsa settimana, NDR) che la Soprintendenza deve impegnarsi a tutelare. Un insieme di fattori che senza ombra di dubbio rendono l'insediamento non idoneo".

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Le carte sono in tavola, la mobilitazione continua. Dopo l'assemblea di giovedì il Comitato ha proseguito con la raccolta firme, e nessuno ha intenzione di fermarsi. Obiettivo da raggiungere le 8mila firme di due anni fa, conti alla mano sono già arrivati a 6600: "Il nostro è un obiettivo simbolico ma che ha comunque un forte valore. E` l'equivalente di un risentimento diffuso, e di una protesta popolare che non è possibile ignorare".

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