Stamina, i medici bresciani: «Si faccia chiarezza il prima possibile»

Sul caso Stamina interviene l'Ordine dei Medici di Brescia, che chiede sia fatta chiarezza su quanto avvenuto all'ospedale Civile: «Siamo davanti a cure non validate scientificamente, che potrebbero anche rivelarsi nocive»

Luisa Antonini, vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Brescia

L’Ordine dei Medici di Brescia interviene sul caso Stamina dopo le ultime evidenze emerse in questi giorni sulla vicenda. Lo fa per voce della vicepresidente, dott.ssa Luisa Antonini, che esprime la necessità di «fare chiarezza al più presto, per il bene dei malati e per la stessa professione medica».

«Abbiamo sollevato a livello nazionale i nodi deontologici connessi al caso Stamina, licenziando nel giugno 2013 un documento ufficiale che poneva l’accento sulla libertà e l’indipendenza della professione come diritto inalienabile del medico», ricorda la vicepresidente.

Il documento, approvato all’unanimità dal Consiglio Direttivo e presentato a Roma lo scorso 28 giugno nel corso del Consiglio Nazionale della Federazione Ordini Medici, poneva con forza la questione dell’autonomia della professione medica davanti a pronunce della magistratura che impongono al clinico di eseguire una determinata prestazione, e chiedeva un intervento presso le sedi parlamentari e governative per fare chiarezza giuridico-normativa sulla questione.

Una risposta nel merito è arrivata proprio ieri per voce del presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco, secondo cui se il nuovo Comitato scientifico non dovesse riscontrare la presenza nel protocollo Stamina di elementi di fondatezza, si porrebbe la questione dell’applicabilità delle ordinanze dei giudici da parte dei medici del Civile, chiamati a orientare le scelte verso la tutela della salute dei pazienti.

«Siamo davanti a cure non validate scientificamente, che potrebbero anche rivelarsi nocive dal momento che sul contenuto delle infusioni praticate ai malati restano ancora troppe ombre – aggiunge Antonini – La bussola che deve guidare il clinico resta il Codice deontologico, secondo cui il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche, e operare in modo libero e indipendente».

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