“Il sangue è uscito dal naso, non sono state le botte a uccidere Simona”

Secondo l’avvocato difensore di Elio Cadei, il 46enne accusato dagli inquirenti di avere ammazzato a calci e pugni la compagna, i risultati dell'autopsia smentirebbero l'ipotesi formulata dagli inquirenti

Simona Simonini

BRESCIA. Per gli inquirenti Elio Cadei avrebbe ammazzato la compagna a calci e pugni. una tesi negata dall’avvocato difensore del 46enne, all’indomani dell’esame autoptico sul corpo di Simona Simonini.  

 “Il cadavere di Simona presenta diverse ecchimosi sul corpo, ma nessuna di queste ha determinato la morte - spiega  l’avvocato Gianfranco Abate -. Dalle prime anticipazioni avute dal mio consulente che ha partecipato all’autopsia, mi risulta che le ecchimosi trovate non hanno soluzione di continuità e non hanno creato emorragie esterne. L’unica fuoriuscita di sangue è stata dal naso. Risulta anche una grossa ferita nella zona occipitale (la parte posteriore del cranio ndr), che ha prodotto un ematoma sottocutaneo, ma non interno. Anche questa ferita, quindi, non avrebbe causato la morte”. 

Per stabilire un quadro completo si attende l’esito dell’esame tossicologico sui liquidi biologici, che chiarirà anche se la 42enne abbia assunto un cocktail di alcool e psicofarmaci, come raccontato da Elio Cadei ai Carabinieri di Chiari, a poche ore dalla morte di Simona. Una tesi l'uomo ha ribadito anche nella mattinata di mercoledì 18 novembre, durante l’interrogatorio di convalida del fermo che si è tenuto in carcere. “Il mio assistito ha confermato di non ricordarsi nulla - riferisce il legale - aveva assunto alcol e psicofarmaci e al risveglio ha trovato la compagna morta.”

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