L'Aler sfratta 5 famiglie italiane: "Faremo di tutto per impedirlo"

Un terzo degli inquilini del condominio Aler, in via Francesco Lonati 18 a San Polo, ha ricevuto l'ingiunzione di sfratto. Scende in campo l'associazione Diritti per Tutti: "Faremo di tutto per impedirlo"

La protesta dei condomini della palazzina Aler di Via Lonati - copyright © Bresciatoday

BRESCIA. Una palazzina come tante. Prato verde nel cortile e una facciata ben tenuta e colorata. I balconi sono un'esposizione di fiori. Il sogno di molti, da quando avere un tetto sopra la testa è diventato sempre più un'impresa, anche per la cosiddetta classe media. 

Ma dietro la facciata, come spesso accade, non si nascondono storie a lieto fine. Anzi. Le mura del caseggiato di via Francesco Lonati gridano giustizia sociale e diritto ad abitare, diventando la cartina di tornasole degli effetti devastanti della crisi economica e delle contraddizioni marchiate Aler. 

Ne sono rimaste ben poche delle 16 famiglie che sono entrate nel 2009, a lavori non ancora ultimati, in appartamenti dove vengono applicati i cosiddetti canoni moderati. Molte hanno fatto le valige e hanno cercato una sistemazione da amici parenti al primo avviso di ingiunzione di pagamento. Per chi ha resistito ci sono ancora pochi mesi di tolleranza: lo sfratto diventerà esecutivo il 17 settembre.

Per gli sfrattati non ci sono nemmeno le agevolazioni previste dall’Aler per chi fa richiesta di un alloggio popolare. In soldoni: se si viene sfrattati da un privato si guadagnano più punti e si ottiene un posto migliore nelle liste; ma - se a cacciarti è la stessa Aler - quel bonus non viene garantito, perché è come se lo sfratto non fosse mai avvenuto.

Giovedì 2 luglio, una rappresentanza dei condomini, spalleggiata dall’associazione Diritti per Tutti, ha riunito la stampa locale nel cortile del caseggiato per chiedere di far da cassa di risonanza della loro situazione. Umberto Gobbi ha fatto da portavoce: “L’Aler dovrebbe essere un paracadute sociale e garantire una casa a tutti. E' paradossale che adotti le stesse logiche di un proprietario privato e che, a rischiare lo sfratto, siano proprio gli inquilini di un caseggiato di sua proprietà. Diritti per Tutti impedirà che altre famiglie finiscano in strada.” In effetti, i cosiddetti canoni moderati non sono poi così moderati. L’affitto va dai 450 euro al mese, chiesti per un bilocale, agli 800 euro per i trilocali. Prezzi grossomodo allineati a quelli di mercato.

Un canone che equivale, mediamente, al 40% degli stipendi percepiti dai condomini (quelli che ancora hanno un lavoro). Colpiti della sfratto sono madri single, giovani coppie di precari o famiglie che devono tirare avanti con una sola busta paga. Pagare l’affitto con regolarità è quindi diventato impossibile. Che fare, allora, se non rivolgersi all’Aler e avanzare proposte per risolvere la situazione? Detto, fatto: gli inquilini si sono però trovati di fronte un muro di gomma e nessuno ha voluto parlare con loro. “Ho le mani legate”, gli avrebbe invece risposto l’assessore alle politiche per la casa Marco Fenaroli.

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