Sfratti: malato e con due figli invalidi, il grido d'aiuto di Moncef

La storia amara di Moncef Bbarki, da 40 anni in Italia: negli ultimi anni si è ammalato, non può più lavorare. Con lui la moglie e due figli invalidi, di cui uno al 100%: il prossimo 11 dicembre il 16mo tentativo di sfratto, a Capriolo

Foto d'archivio

Moncef Bbarki vive da 40 anni in Italia. Ha fatto il muratore, l’operaio, pure il corriere: lavoratore dipendente da una vita, si dice orgoglioso di aver sempre pagato i contributi. Si è guadagnato una meritata cittadinanza. Il prossimo 11 dicembre cercheranno di sfrattarlo, per la 16esima volta: e l’associazione Diritti per Tutti già annuncia l’ennesimo picchetto, se le cose non si risolveranno per il meglio.

La sua storia non lascia indifferenti. Negli ultimi anni si è ammalato, è invalido con pensione. Con lui la moglie, e due figli entrambi invalidi: ma solo uno di loro percepisce l’indennità, inabile al lavoro al 100 per 100. Abitano a Capriolo, in una casa di proprietà dell’Istituto per il Sostentamento del Clero: affitto da 450 euro circa, in famiglia le entrate mensili non arrivano a 800.

Diritti per Tutti attacca prima l’Aler, e poi il Comune. La famiglia, spiegano gli attivisti, ha diritto all’assegnazione di una casa. E a Capriolo, intanto, ci sarebbero ben sette appartamenti vuoti di proprietà comunale, che dal 2007 giacciono invenduti, e abbandonati.

Ora Moncef chiede davvero aiuto. Senza lavoro, “costretto a cercare cibo alla Caritas e tra i resti del mercato”. Cittadino italiano a tutti gli effetti, alle spalle quasi 40 anni di contributi: “Ho dato la mia vita all’Italia. E lo Stato, dov’è?”.

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