Zanotti: venduto da un taxista ad Al Quaida, ha cambiato 10 rifugi prima della liberazione

Zanotti è arrivato a Brescia in treno. La prima cena al ristorante, con pizza e risotto. Lunedì le visite in ospedale, poi tanto riposo

Il passaporto di Zanotti. Fonte: web

L'arrivo a Roma, un lungo atto istruttorio davanti agli inquirenti, poi il viaggio in treno verso Brescia, ed ora il riposo in una località al momento tenuta segreta. Il primo giorno da uomo libero di Sergio Zanotti è stato molto intenso, ma ora il 59enne originario di Marone avrà tutto il tempo per riposare. 

La deposizione raccolta a Roma è ricca di elementi utili alle indagini, e chiarisce molti aspetti finora sconosciuti della prigionia di Zanotti. Svelato, per la prima volta, anche il motivo del viaggio in Turchia: «Ero senza lavoro, ho deciso di andare in Turchia, nella zona di Hatay a pochi chilometri dalla Siria, per cercare di acquistare dinari da rivendere in Europa dove nel mercato della numismatica hanno un valore. Sono stato però venduto dal mio tassista abusivo a dei miliziani che mi hanno narcotizzato: il 14 aprile del 2016 mi sono risvegliato in una casupola nella zona di Aleppo», queste le parole di Zanotti diffuse dalla stampa a margine della deposizione. 

Nei tre anni di prigionia il 59enne avrebbe cambiato rifugio ben dieci volte, rimanendo sempre nella zona di Aleppo. I suoi carcerieri lo hanno trattato relativamente bene, le catene ai polsi gli sono state messe solo per le foto ed i video, girati tutti nello stesso giorno, con abiti e scenografie differenti. Nonostante il trattamento, Zanotti appare molto invecchiato. Lo ammette lui stesso: «Ieri mi sono visto per la prima volta allo specchio dopo tre anni e ho fatto fatica a riconoscermi, sembro invecchiato di quindici anni». Nel viaggio di ritorno in treno, a fargli compagnia c'erano una delle due ex mogli, Yolande Mainer, e la sorella Beatrice. Domani andrà in ospedale per i controlli del caso. 

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