Emergenza scuola: ancora niente mensa per 75 bambini, e 40 sono italiani

Passato un Natale di abbuffate torna di prim'ordine la discussione sulla mensa negata ai bambini delle scuole di Brescia. Dopo la campagna per i bimbi rom, restano da 'salvare' altri 75 ragazzi, di cui una quarantina italiani

Le vacanze di Natale, di Capodanno e della Befana, il giusto e meritato riposo per i tanti scolaretti che affollano le scuole di Brescia e Provincia, per i loro genitori e pure per gli insegnanti spesso precari. Ma se pare naturale per molti ragazzi potersi lamentare delle brodaglie delle mense delle scuole pubbliche ci sono quasi un centinaio di bambini che di lamentarsi manco l’ombra, perché per loro il pranzo al sacco sarà una scelta obbligata. Con la fine dell’anno la CGIL ha intanto presentato una sorta di primo bilancio di quella che è stata definita come la campagna ‘Tutti a Scuola’, iniziativa che ha preso il via lo scorso 28 settembre “con il fine di garantire il servizio scuolabus e mensa negato dal Comune ai bambini di famiglie in arretrato con i pagamenti”.

In tre mesi sono stati raccolti più di 15mila euro, di cui sono già stati spesi circa 13mila: il 90% sono andati al Comune di Brescia per 83 bambini (72 da campi rom e sinti, 11 di altre nazionalità) le cui famiglie risultavano con arretrati pendenti sui pagamenti relativi all’ultimo anno di scuola; dei rimasti, circa 200 euro sono andati alla Caritas di Adro per i bambini esclusi dalla mensa, circa 800 euro all’Opera Nomadi per l’assistenza ai bambini.

Episodio più eclatante quello che riguardava i bimbi rom dei campi di Via della Maggia, di Via Borgosatollo e di Via Orzinuovi, con tanto di simbolico presidio (con centinaia di presenze) proprio al di fuori del Palazzo della Loggia. Con l’anno nuovo la campagna “non si può e non si deve fermare”: a fronte dell’ottantina di bambini ‘salvati’ la stessa amministrazione comunale, chi più e chi meno, ha riferito di almeno “150 minori insolventi nel precedente anno di scuola”. La matematica non è un’opinione, e la CGIL i conti li ha già fatti, “ad oggi risulta infatti che ci siano altri 75 bambini che non possono usufruire del servizio mensa”.


Non solo rom dunque, non solo stranieri, perché tra quelli che mancano ci sono almeno una quarantina di figli di coppie italiane. “Credo che ci sia stata una netta sottovalutazione del problema – ci aggiorna Damiano Galletti – da parte della giunta e dell’amministrazione. Il Comune di Brescia ha affrontato la vicenda in un modo completamente sbagliato, si è comportato facendo in tutto e per tutto una pura campagna elettorale”.

L’amministrazione avrebbe dunque introdotto “vincoli di esclusione pesante”, e le accuse di razzismo all’incontrario si spengono “nell’esistenza di diverse situazioni di disagio che dimostrano che non stavamo parlando di furbi che non pagano, ma di famiglie colpite dalla crisi”. Come detto dallo stesso Galletti nel corso di una delle ultime serate di ricordo e celebrazione per i 120 anni della Camera del Lavoro di Brescia, “se la società cambia anche il sindacato deve cambiare: e battaglie come questa saranno anche le nostre battaglie”.

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