La confessione del padre: “Ho ucciso mia figlia con le miei stesse mani”

L'autopsia ha confermato la morte violenta di Sana Cheema, uccisa per strangolamento: il padre, il fratello e lo zio, in carcere da qualche giorno, adesso rischiano la pena di morte

Sana Cheema

Non ci sono dubbi sulla morte di Sana Cheema: la ragazza italo-pakistana che sarebbe dovuta tornare a Brescia il 19 aprile scorso è stata uccisa con violenza, strangolata fino all'ultimo respiro e con una forza tale da spezzarle l'osso ioide, l'osso impari e mediano che si trova alla radice della lingua, all'altezza della quarta vertebra cervicale.

Questo è quanto emerge dall'autopsia disposta dalle autorità pakistane sul corpo della 25enne che a Brescia si era ormai fatta la sua vita, aveva trovato la sua vera casa. Uccisa perché non avrebbe rispettato il volere della famiglia, con un matrimonio combinato, uccisa perché avrebbe leso l'onore dei suoi familiari. A seguito dei risultati dell’esame autoptico il padre della ragazza ha confessato, dichiarando di averla uccisa aiutato dal figlio.

Sono gli stessi che avevano raccontato di una morte naturale, a seguito di complicanze dovute a un suo ricovero (che effettivamente ci sarebbe stato) per problemi di pressione bassa. Circostanza poi smentita dai fatti, e ancora di più dall'autopsia.

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