Il nido del Cavaliere d’Italia al Parco delle Cave

San Polo, una specie a forte rischio di estinzione rende la zona compresa tra Brescia e Rezzato un habitat da preservare. Assieme alla coppia di volatili (con pulcini) altre 39 specie di uccelli, nove delle quali considerate protette

Quattro mesi di appostamenti pazienti e minuziosi reperti fotografici per catalogare almeno 39 specie di uccelli nell’area compresa tra Brescia e Rezzato, Ambito Territoriale Estrattivo numero 25. Tra le 30 specie che hanno già nidificato nove sono considerate protette; di queste nove ce n’è una in particolare che ha stupito praticamente tutti: il Cavaliere d’Italia. Uccello di palude elegante e facilmente riconoscibile per le sue lunghissime zampe, da anni è considerato a forte rischio di estinzione e dunque protetto dalla Legge italiana 157/92 e da praticamente tutte le normative internazionali. Un lungo lavoro di indagine naturalistica che ha visto coinvolti i comitati della zona, dal Comitato Difesa Salute e Ambiente (Codisa) al Comitato Spontaneo Contro le Nocività, oltre all’aiuto forse fondamentale della naturalista Silvia Mora e dell’ornitologa Stefania Capelli.

L’ATE 25 è quella zona di San Polo di cui da tempo si discute, dove dovrebbe sorgere in primis la tanto attesa Cittadella dello Sport, accompagnata però da elementi certo non apprezzati dai residenti, come un enorme polo logistico e una serie di impianti di trattamento dei rifiuti. Anche il sindaco Adriano Paroli a suo tempo ha espresso delle perplessità ma, come ci ricorda una radio locale in un recente servizio, “dove non sono arrivati i ricorsi potrebbe arrivare un volatile”. Ne è convinto Gabriele Avalli del Codisa: “La scoperta non può di certo essere trascurata. Crediamo che debba essere presa in considerazione dalle istituzioni, dalla Regione Lombardia e dal Comune di Brescia”.

In altre parole tutte le valutazioni d’impatto ambientale andrebbero rivedute e corrette. “Questo cambia tutto – continua Avalli – Questa zona non può più essere qualificata come degradata: chiediamo un’indagine approfondita anche nei territori limitrofi perché ogni Comune ha il dovere di riscrivere i progetti che riguardano questi scrigni di biodiversità”. In soccorso dei comitati anche Legambiente e Lipu, la Lega Italiana Protezione Uccelli. Di certo non la questione non finisce qui.

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