18 ore al giorno di lavoro per meno di 20 euro: chiusa la fabbrica degli schiavi

Blitz dei carabinieri in uno stabilimento abusivo di Remedello da oltre 1000 metri quadrati: arrestata la titolare e denunciato il suo socio. Sono stati “liberati” 13 operai pagati poco più di 1 euro l'ora

Foto d'archivio

Lavoravano fino a 18 ore al giorno per una vera miseria, in tutto una ventina di euro, poco più di 1 euro all'ora. Non solo: gli operai della fabbrica tessile abusiva, adesso chiusa dai carabinieri, erano costretti a vivere segregati, rinchiusi dentro il capannone dove oltre a lavorare mangiavano e dormivano.

Il blitz dei carabinieri ha smascherato un “covo” di sfruttamente nel cuore della Bassa Bresciana, a Remedello: la fabbrica si occupava di produrre biancheria intima di alta qualità, lavorando per conti di grandi nomi della moda italiana (che ovviamente erano all'oscuro di questo modus operandi).

Per farlo sfruttavano gli operai fino a 18 ore in una giornata, lasciando loro solo il tempo di mangiare e dormire e ricattandoli, minacciando di rivelare loro le condizioni di clandestini. La fabbrica era gestita da una coppia di giovani cinesi: una donna di 30 anni, risultata essere la titolare e dunque arrestata, ora ai domiciliari, e un socio di 38 anni, indagato in stato di libertà.

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