Omicidio Raccagni, il terzo uomo confessa: "C'ero, ma non ho colpito"

Ergren Cullhaj, uno dei quattro uomini coinvolti nella rapina finita con la morte del macellaio Pietro Raccagni, ha chiesto di essere sentito dal pm Claudia Moregola: ha voluto ammettere le sue responsabilità, confessare che anche lui era presente alla rapina, ma ha garantito che non è stato lui a sferrare il colpo.

Ergren Cullhaj (foto di repertorio)

PONTOGLIO - È trascorso poco più di un anno dal 19 luglio 2014, quando - dopo 11 giorni di agonia - il cuore di Pietro Raccagni ha smesso di battere in un letto del reparto di Rianimazione del Civile. La notte dell'8 luglio, Pietro Raccagni era stato colpito da una bottigliata in testa da 4 malviventi che si erano introdotti nella sua casa di Pontoglio.

Federica Pagani Raccagni:

“L’ergastolo ce lo abbiamo noi, questo dolore non passerà mai”

Ora, uno dei trei arrestati, Ergren Cullhaj, riporta il Giornale di Brescia, ha chiesto di essere sentito dal pm Claudia Moregola: ha voluto ammettere le sue responsabilità, confessare che anche lui era presente alla rapina, ma ha garantito di non essere stato lui a sferrare il colpo. 

Ergren Cullhaj, assistito dall'avvocato Cristian Mongodi che ha confermato la confessione resa agli inquirenti da Ergren, è di origine albanese. Era incensurato in Italia, e nei mesi scorsi è stato estradato dopo essere stato arrestato in Albania.

Il suo nome era stato fatto dai primi arrestati per la morte di Raccagni, i cugini Pjeter e Vitor Lleshi. Manca ancora all'appello il quarto uomo, Erion Luli, a oggi latitante.

Martedì inizierà l'udienza preliminare per la morte di Pietro Raccagni. I cugini Lleshi hanno invece optato per il rito abbreviato e saranno processati il 30 ottobre. 

Martedì fuori dal Tribunale ci sarà anche la vedova di Pietro, Federica Pagani Raccagni: con la figlia Sara e il Comune di Pontoglio si è costituita parte civile. Daranno vita a un presidio per invocare la certezza della pena.

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