«No» al risarcimento ai deportati nei lager: la speranza viene da Brescia

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiesto alla Cassazione di non accogliere il ricorso presentato da 173 internati contro Berlino. Resta un barlume di speranza grazie al Tribunale di Brescia

Lo Stato italiano si schiera al fianco della Germania contro gli ex schiavi di Hitler, i cittadini che fra il 1943 e il 1945 furono deportati nei campi di lavoro e nei lager nazisti.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha chiesto alla Cassazione di non accogliere il ricorso presentato da 173 internati (o loro eredi) che vogliono essere risarciti da Berlino con un milione di euro ciascuno.

La Germania ha già fatto sapere ai giudici che in caso di condanna deve essere l'Italia, in forza dei trattati, degli accordi e delle convenzioni che si sono succeduti fra gli Stati nel corso dei decenni, a farsi carico degli indennizzi: in termini giuridici si chiama "domanda di manleva". Ed è una tesi che Roma respinge senza mezzi termini: "Inammissibile".

La partita legale, che è cominciata a Torino nel 2004, sarà decisa dalla sesta sezione della Cassazione. Se è arrivata a Roma è perché l'avvocato dei ricorrenti, Luca Procacci, ha impugnato una sentenza con cui la Corte d'Appello di Torino ha stabilito che i fatti legati alle deportazioni, pur essendo riconducibili "a uno dei periodi più bui della storia dell'Uomo", sono caduti in prescrizione ormai dal 1965.

"Quella sentenza - dice Procacci - degrada un gravissimo crimine contro l'umanità a semplice illecito civile". Mentre la Cassazione, secondo l'avvocato, in casi analoghi ha già stabilito (sia pure in via incidentale) che si tratta di vicende "imprescrittibili". Sono molti i punti di contrasto fra le parti. La Germania (e l'Italia) si fanno scudo di una sentenza della Corte di giustizia dell'Aja, che lo scorso 3 febbraio "ha confermato - si legge negli atti della causa - l'immunità riconosciuta dal diritto internazionale agli Stati sovrani".

Gli Stati, insomma, non si possono processare. L'avvocato Procacci, però, sottolinea che nel 2008 la Cassazione decise che "la Germania non ha diritto all'immunità".

"La nostra corte suprema - osserva - aveva acceso una luce. Il nostro governo, adesso, ce la spegne". E aggiunge: "L'Italia vuole che la Cassazione sconfessi se stessa. Ma allora la certezza del diritto è minata da interessi sovranazionali".

Procacci assicura di avere un asso nella manica. Un barlume di speranza che si è acceso a Brescia. Lo scorso 12 luglio, su istanza del tribunale della nostra città, in un'altra delle cause promosse da ex deportati, la medesima Corte dell'Aja ("composta questa volta da giudici polacchi") ha sancito di non essere competente sulla materia. "E allora - conclude l'avvocato - la decisione del 3 febbraio non ha valore".

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