Polveri sottili: 985 morti e 146 milioni di euro per le cure mediche

Se fossero stati rispettati i limiti europei, a Brescia si sarebbero potuti evitare 58.500 ricoveri per patologie respiratorie in 15 anni e salvare centinaia di vite umane. A rivelarlo l'indagine condotta dall'Asl

BRESCIA. Negli ultimi 15 anni, 58.500 ricoveri per patologie respiratorie e 985 decessi sarebbero stati evitati, se la concentrazione di polveri sottili nell'aria fosse stata inferiore al livello raccomandato dall'organizzazione mondiale della sanità, pari a 20 µg/m³ (50 µg/m³ è invece il limite fissato dalle direttive UE). Il dato emerge dallo studio condotto dall'Asl di Brescia sugli effetti a breve termine delle PM 10 sulla salute. Calcolatrice alla mano, si sarebbero risparmiati più di 146 milioni di euro, dato che il costo medio di ogni ricovero per tali patologie è di 2500 euro. 

La ricerca, condotta sulla base di un'analisi temporale e non geografica - confrontando cioè gli effetti a breve termine nelle giornate ad alto inquinamento, rispetto a quelle a basso inquinamento - ha evidenziato come quello atmosferico sia di  gran lunga il fattore d'inquinamento ambientale con maggiore impatto sulla salute umana. Ad ogni aumento di PM 10 corrisponde, infatti, un significativo incremento di casi di ictus ed infarto, oltre ai ricoveri e ai decessi legati alle patologie respiratorie.  Nel caso dell'infarto, si registra un aumento del 1,3% ogni 10 µg/m³. Vale a dire che, nelle giornate in cui le polveri sono oltre la soglia dei 50 µg/m³, i casi di infarto aumentano del 12 %. Nel lasso temporale 2001-2013,  preso in esame dall'équipe di Michele Magoni (responsabile dell'unità operativa dell'osservatorio epidemiologico dell'Asl di Brescia), se il livello di PM 10 fosse sempre stato inferiore ai 20  µg/m³ avremmo avuto 2.800 casi d'infarto in meno, circa 200 all'anno. Sarebbero stati evitati anche 985 decessi per patologie respiratorie, il 10,6% del totale. 

Dallo studio emergono anche indicazioni positive. Seppur la Lombardia rimanga l'area di maggior criticità per quanto riguarda le polveri sottili, sia a livello italiano che europeo, a Brescia si è registrato un calo delle emissioni. Nel periodo 2003-2013 sia le concentrazioni di PM10, sia quelle di PM 2,5 hanno mostrato un trend decrescente, anche se rimangono molte le giornate oltre il limite. A superare spesso e volentieri la soglia consentita sono la centralina Arpa di Rezzato e quella del villaggio Sereno. Ma anche in questi due "casi limite" si nota una diminuzione: a Rezzato si è passati dal 39% di giornate sopra la media del periodo 2000-05, al 13% del 2014.

Ad incidere maggiormente sulle emissioni di particolato nell'atmosfera sono la combustioni in ambito domestico, cioè camini e stufe a legna, che pesano per il 51%;  solo al secondo posto c'è il traffico veicolare (21,3%). Il dato elaborato della regione Lombardia trova conferme nell'indagine nazionale sui consumi energetici dell'Istat: 1 famiglia su 5, infatti, utilizza anche la legna come fonte di riscaldamento. Le emissioni si potrebbero, quindi, notevolmente ridurre usando il pellet come combustibile. 

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