Alpeggi fantasma per intascare contributi europei: sette indagati

Sequestrati conti correnti, case e auto, per un valore di 500mila euro. Cinque le persone indagate per truffa, due per abuso d’ufficio.

Con un'offerta superiore alle altre si sono aggiudicati i pascoli, ma l'obiettivo era solamente quello di ottenere i fondi europei, non di farci pascolare le mucche. Nei guai sono finiti tre imprenditori agricoli bergamaschi, della valle Seriana, due giovani prestanome, il sindaco di Cimbergo Gian Bettino Polonioli e un funzionario del suo Comune. 

Tutto è partito dall'aggiudicazione, nel 2016, in un bando pubblico, di un paio di malghe, e dei relativi pascoli, sui monti di Paspardo e di Cimbergo. Attraverso un'offerta più alta delle altre, gli imprenditori bergamaschi hanno ottenuto il diritto di utilizzare i prati, e l'anno successivo hanno addirittura ampliato la superficie in affitto attraverso un accordo aggiuntivo con il Comune di Cimbergo. L'obiettivo degli imprenditori però, secondo gli inquirenti, non era quello di portarci il bestiame per l'alpeggio estivo bensì quello di sfruttare i pascoli per ottenere i fondi comunitari europei destinati al recupero e alla valorizzazione dei territori montani. 

Ad accorgersi che qualcosa non quadrava sono stati i carabinieri forestali di Breno quando sono stati impegnati nelle indagini a seguito di alcuni incendi scoppiati tra valle Trompia e valle Camonica: grazie a loro la Procura di Brescia ha scoperto che le fiamme servivano a mascherare il mancato utilizzo dei prati per il pascolamento degli animali. A rendere ancora più sospetto il tutto, il fatto che i pascoli si trovavano in zone decisamente impervie, mai utilizzate nemmeno dai pastori locali per il loro bestiame, con pendenze in alcune zone del 50%.  

Un commento del sindaco di Cimbergo Gian Bettino Polonioli, indagato per il reato di abuso di atti d’ufficio assieme a un suo funzionario, è riportato sulle colonne dell'Eco di Bergamo: «Prendo atto della conclusione delle indagini e ora attendo le prossime decisioni dell’autorità giudiziaria. Nel caso dovessi essere rinviato a giudizio, ribadirò quanto ho sempre detto davanti ai magistrati, e cioè che aver messo per la prima volta in appalto al miglior offerente la malga Frisozzo ha consentito al nostro comune di incassare 8.500 euro all’anno rispetto alle poche centinaia di euro che si riscuotevano in precedenza. Inoltre ribadirò che i terreni dati in concessione agli allevatori senza passare attraverso un bando pubblico l’anno successivo all’affidamento della malga sono terreni che mai nessuno ha voluto gestire; peraltro a noi i malghesi avevano detto che li avrebbero sfruttati per il passaggio dei loro animali».

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