Omicidio di Provaglio: in carcere il compagno della 42enne uccisa

L'uomo è stato fermato e tradotto in carcere nella serata di lunedì 16 novembre. Interrogato a lungo, avrebbe riferito agli inquirenti di avere trovato la compagna morta e di non ricordarsi nulla

I Carabinieri presso l'abitazione dove è stato trovato il cadavere© Bresciatoday.it

Un amore malato, una storia turbolenta, costellata da sempre da episodi di violenza. Simona Simonini e Elio Cadei litigavano molto spesso e a Provaglio lo sapevano tutti. Lei è stata vista più volte vagare a piedi scalzi per le strette stradine del paese. Il viso sfigurato dal dolore e dalle botte e gli occhi gonfi di lacrime. Una violenza alla quale Simona si era ribellata due volte. Nel 2010 colpì il compagno con una coltellata all’addome, quattro anni più tardi lo ferì alla schiena con una forbice. Entrambi hanno conosciuto il carcere, ma non si rassegnavano all’idea di vivere uno senza l’altro. Dopo brevi periodi di lontananza tornavano a condividere l’appartamento al secondo piano della cascina di via Regina Elena. 

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Un'amica: "Elio non era una persona cattiva"
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Nella tarda mattinata di lunedì, infine, ecco quello che sembra il tragico epilogo. Sono circa le 10.30 quando Elio Cadei impugna il telefono e chiama i Carabinieri, mentre Simona giace sul pavimento della camera da letto priva di vita. Gli inquirenti descrivono una scena del crimine da film horror: il sangue di lei sarebbe stato trovato in almeno quattro stanze della casa. Sul corpo della 42enne non sarebbero state riscontrate ferite da arma da taglio né fori di proiettile. Sarebbe stata ammazzata a calci e pugni, ma solo l’autopsia  - predisposta per martedì 17 novembre - potrà stabilire le cause del decesso.

Cadei è stato portato in caserma a Chiari, dov’è stato interrogato per tutta la giornata. In serata è stato emesso il provvedimento di fermo e il 46enne è stato condotto in carcere. Ai Carabinieri avrebbe raccontato di avere trovato la compagna morta e di non ricordarsi nulla. Simona Simonini - stando a quanto raccontano in paese - era una ragazza di buona famiglia. I genitori erano proprietari di un’oreficeria, e il padre qualche giorno fa avrebbe querelato Cadei per percosse. Entrambi erano separati e dai precedenti matrimoni avevano avuto dei figli, che non vivevano con loro in via Regina Elena.
 

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