Anziana strangolata in casa: il giallo dei tre testamenti

Oltre ai ripensamenti sul lascito testamentario, gli inquirenti cercano di fare luce sulla polizza vita dell'anziana, sottoscritta una settimana prima della morte

Una nipote che vive in Piemonte, un nipote che vive in città, e infine un amico tuttofare col quale aveva stretto un rapporto: gli inquirenti indagano sui testamenti di Diva Borin. Quando ormai non ci sarebbero più dubbi circa la modalità con la quale è stata uccisa - strangolamento con un foulard, con naso e bocca tappati, ad opera di una o più persone - le attenzioni degli inquirenti si spostano sull'eredità: del delitto Borin sentiremo parlare molto nei prossimi giorni. 

Nell'indagine per la morte di Diva Borin, l'86enne assassinata nella sua casa di via Ballini a Urago Mella, vedova e senza eredi diretti vista la morte in un incidente stradale dell'unico figlio, nel 1992, gli inquirenti hanno scoperto che l'anziana negli ultimi anni ha redatto ben tre testamenti diversi. Il primo aveva come unica erede una nipote che vive in Piemonte. Il secondo, che fece decadere il primo, era invece a favore del nipote Christian, di professione radiologo in un ospedale in città, col quale la donna aveva riallacciato i rapporti dopo un periodo di incomprensioni con la nuora. 

Il terzo testamento è stato redatto la scorsa estate, quando la donna si è avvicinata a Salvatore, un 37enne di origine siciliana dipendente nel supermercato vicino all'abitazione della donna. L'uomo, residente a Travagliato, sposato con una donna straniera e padre di due figli, si sarebbe conquistato la fiducia e l'affetto di Diva, aiutandola a casa, portandole la spesa e facendole piccole commissioni. Proprio Salvatore ha trovato il cadavere dell'anziana, quando è entrato in casa con un'amica della vittima per consegnare la spesa. 

A Salvatore la donna avrebbe lasciato metà abitazione e il 66% della polizza vita da 90 mila euro, al nipote Christian l'altra metà della casa e il 33% della polizza. Quest'ultima sarebbe stata sottoscritta solo il 21 febbraio, e sarebbe divenuta effettiva il 27, due giorni prima del delitto. 

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