La crisi, lo sfratto, il divorzio: una famiglia sull'orlo del baratro

Anna Mura aveva compiuto 54 anni giusto una settimana fa. In crisi con il marito Alessandro Musini, l'unico grande accusato, stava preparando le carte per il divorzio. Senza lavoro, era già stata sfrattata una volta

Alessandro Musini e Angela Mura

Aveva compiuto 54 anni giusto una settimana fa. Davanti a sé l’ennesima svolta della sua vita: la pratica del divorzio per separarsi da Alessandro Musini, il marito che si è reso irreperibile e che è l’unico grande accusato per il suo omicidio. L’omicidio di Anna Mura, trovata morta in una pozza di sangue dal figlio Danilo, appena 15enne, nella loro casa di Castenedolo, in Via Matteotti.

Una vita difficile, e non da oggi. Le difficoltà economiche, il lavoro che non si trovava, le liti in casa e fuori. Musini lavorava nella zona industriale appena fuori dal paese. Ma il suo contratto era in scadenza. Si dava all’alcol. A Castenedolo tanti trovano il coraggio di parlare solo adesso, di raccontare della sua indole violenta, sempre scontroso. Una persona da evitare.

Anna era vedova, da qualche anno. Aveva perso il primo marito in un incidente stradale: da lui aveva avuto due figli, un maschio e una femmina. Il più giovane, Cristian, viveva in casa insieme a lei e al fratellastro Danilo. Erano già stati sfrattati, una volta. Anna era andata a chiedere aiuto in Comune, la sua vicenda era seguita da vicino, dai Servizi Sociali. Anche negli ultimi mesi le cose non andavano meglio.

Ai ferri corti con i padroni di casa, ancora per problemi di affitto. Una situazione tesa, e complicata. Che le cose non andassero bene tra i due era fatto noto: i vicini raccontano delle liti furibonde, delle grida, forse anche delle botte. Ma lei non mollava. Si stava preparando a cambiare vita, portando con sé i due figli, di 15 e 20 anni.

Musini sapeva, ci pensava continuamente. Finché non l’ha aspettata in camera da letto, l’ha colpita una volta, l’ha finita probabilmente con un martello. Fuggito, scappato a bordo della sua Opel Zafira. Non si è presentato il lavoro, ora ha spento anche il cellulare. Prima di allora ha lasciato un messaggio involontario, quando gli inquirenti hanno provato a contattarlo.

Ha risposto, forse mentre scappava. Il respiro affannoso di un uomo in fuga, e che non ha intenzione di tornare indietro, né tantomeno di voltarsi. Il suo identikit è stato diffuso in tutti i luoghi sensibili: stazioni ferroviarie, aeroporti, tangenziali e autostrade. Probabilmente non andrà lontano. Sulle sue tracce i Carabinieri, praticamente di tutta la provincia.

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