Brescia, l’ombra della 'ndrangheta: «Ha il monopolio del movimento terra»

Tempo Moderno attacca su Tintoretto e parcheggio sotto il castello, "12000 camionate di materiale da scavo e macerie da smaltire nell'infiltrato ciclo dei rifiuti". Nando Dalla Chiesa intanto presenta 'Buccinasco'

Le nuove colonie della ndrangheta, e come si sente nelle intercettazioni “ciò che non è Calabria presto lo diventerà”, il cancro delle mafie al Nord che non è cosa recente, come non è recente l’omertà bipartisan, la compiacenza di amministratori ma anche funzionari, i tentacoli della piovra così diffusi in Lombardia che perfino all’inaugurazione dell’anno giudiziario la presidente della Corte d’Appello di Brescia, Graziana Campanato, non ha esitato nel ripeterlo: “La Regione, non si può più negare, è in mano a tutti i gruppi mafiosi”.

Lo ha raccontato anche Nando Dalla Chiesa proprio ieri sera, nella serata organizzata da Tempo Moderno, tutto è cominciato più di 30 anni fa, e solo di ndrangheta si parla in ‘Buccinasco’, il libro scritto a più mani con la collaborazione della giovane Marina Panzarasa, da quegli anni ’80 in cui il sindaco Francesca Arnaboldi fu costretta a lasciare, mentre nei paesi intorno, da Corsico a Rozzano ma poi anche Cologno e Cinisello, Seregno e Desio, che in tempi più recenti ha visto l’annullamento del suo Consiglio Comunale, la violenta reazione di chi la poltrona non l’ha lasciata, “nei nostri Comuni la presenza mafiosa è solo una supposizione”.

Da quelli delle cosche in ‘soggiorno obbligato’ fino alla diffusa “osmosi tra imprenditoria, criminalità e politica”, la strategia del clan che prima di scegliere dove andare “valutano le opportunità, al Nord si fanno i soldi e nessuno sembra essere ostile”, partendo poi dai Comuni più piccoli, “i luoghi da cui si può controllare il territorio, spesso basta cominciare con un bar”. La collusione con la cultura del capannone e del cemento, con i difensori del ‘piccolo è bello’, un vortice senza freni perché “se corrompi un funzionario dopo lo puoi pure ricattare”, e in mezzo ci stanno tutti, dal tecnico comunale al dirigente di una controllata, e “attenti che se si scioglie il Consiglio ma i funzionari rimangono per la ndrangheta è come un nulla di fatto”.

Le posizioni preferite? Il presidente del Consiglio Comunale, l’assessorato ai Lavori Pubblici o all’Ambiente, ecco allora le ecomafie, gli uomini del Sud che “prima di ogni elezione investono su due candidati per parte, del centrodestra e del centrosinistra”, e spesso in città non degradate ma in quelle che “appaiono come città ideali”, non troppo tempo fa è toccato anche a Modena, quella degli asili più belli d’Italia. Una malattia da curare, anche a Brescia, gli appalti sospetti della nuova San Polo, la denuncia di Giovanardi e Cosentini, “case comunali ma che costano più del doppio del massimale regionale”, la ‘zampona’ dell’indagato e arrestato Zambetti sulle scelte legate all’edilizia, vedi pure la Torre Tintoretto.

Da curare anche in Provincia, la Lumezzane delle fabbriche o la Desenzano delle discoteche, spiega Lorenzo Cinquepalmi di Tempo Moderno, “non è più un problema che riguarda qualcun altro”, è più vicina di quanto sembra, “i camion dei cavatori intestati a ditte calabresi”, i rifiuti da smaltire adesso e quelli da smaltire poi, anche solo per scavare il parcheggio sotto il Castello, “12mila camionate di materiale di scavo e macerie da trasportare con i camion da movimento terra, nel ciclo dei rifiuti”. Proprio quello, ancora Cinquepalmi, “in Lombardia pesantemente infiltrato”. Il cerchio si chiude? “Forse qualcosa si spiega”.

Come detto da Gaetano Pecorella della Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: “Non possiamo più illuderci che questa Regione sia immune dalla criminalità organizzata di stampo mafioso. E’ fortemente presente con nuove strutture e con le ‘ndrine, le filiali delle storiche famiglie calabrese. E ha il sostanziale monopolio del movimento terra”. Il cerchio si chiude? “Forse qualcosa si spiega”.

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