Ragazza massacrata a coltellate: prosciolto l'assassino

Secondo il giudice, Abderrahaim El Moukhtari era totalmente incapace di intendere e di volere quando sferrò le 10 coltellate che uccisero Nadia Pulvirenti

Nadia Pulvirenti

Non finirà in carcere, ma dovrà trascorrere (almeno) i prossimi 10 anni  in una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (l'ex ospedale psichiatrico giudiziario). Il giudice Alessandra Di Fazio ha accolto le valutazioni fatte dai consulenti di accusa e difesa, prosciogliendo così Abderrahaim El Moukhtari, 54enne marocchino, dall'accusa di omicidio volontario. 

Secondo il giudice, e per i periti - sia quelli nominati dalla difesa dell'imputato che dal pm- il 54enne era totalmente incapace di intendere e di volere, quando sferrò le 10 coltellate che uccisero Nadia Pulvirenti, 25enne terapista della riabilitazione psichiatrica.

L'uomo, affetto da tempo da problemi psichici, non era in grado di comprendere cosa stesse facendo e di controllare i propri impulsi. L'unico ad avanzare dubbi sulla tesi dei consulenti era stato il perito di parte civile. I genitori della giovane avevano quindi chiesto al giudice di prendere atto della seminfermità del 54enne,  condannandolo anche a un periodo di detenzione. Una richiesta di cui la sentenza, emessa giovedì, non ha proprio tenuto conto.  

Per Abderrahaim El Moukhtari gli anni da passare all'interno della Rems potrebbero però essere più di 10: il 54enne è stato ritenuto socialmente pericoloso e sarà sottoposto a una nuova valutazione psichiatrica allo scadere del periodo stabilito dal giudice. 

La vicenda processuale non è comunque finita qui. I genitori della 25enne, uccisa la mattina del 24 gennaio 2016, aspettano l'esito di un'altra inchiesta parallela: quella che coinvolge i responsabili della cooperativa Diogene, alla quale sono affidati i servizi svolti all'interno della Cascina Clarabella di Iseo, teatro dell'efferato omicidio, e dei vertici dell'Asst di Chiari. In tutto sono una decina le persone indagate per omicidio doloso. 

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Un delitto che si sarebbe potuto evitare, se all'interno della struttura fossero state adottate adeguate misure di sicurezza e prevenzione: è la tesi sostenuta dal sostituto procuratore Enrica Battaglia, che ha avviato il secondo filone d'inchiesta. 

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