Castenedolo, ancora rifiuti: «La solita storia, noi non ci stiamo!»

A Castenedolo un'assemblea pubblica gremita per dire no al nuovo impianto di stoccaggio e lavorazione rifiuti di Mazzano, ai confini con Castenedolo e Calcinato. 600mila tonnellate all'anno, 400 camion al giorno

Il secondo progetto di Portamb srl per il trattamento di rifiuti pericolosi e non è finalmente di dominio pubblico, presentato ieri sera alla cittadinanza di Castenedolo (ma non solo) in un’improvvisata sala d’ascolto nei pressi delle scuole elementari in località Macina. A moderare e organizzare il Comitato Collina dei Castagni, con il suo presidente Ugo Cavagnini, accompagnato dalla dottoressa Sara Ambrogio, dal consigliere e membro della Commissione Portamb Rinaldo Venturi, da Raffale Forgione per Legambiente Brescia Est. Con due ospiti speciali, e direttamente interessati, i primi cittadini di Mazzano e proprio di Castenedolo, Maurizio Franzoni e Gianbattista Groli.

Rispetto a quanto avevamo anticipato nei primi giorni di gennaio il nuovo impianto sembra destinato ad un impatto ancora maggiore. Situato nel territorio del Comune di Mazzano sfiora in realtà i Comuni adiacenti, Calcinato e Castenedolo, e si pone in zona baricentrica rispetto a un’area che nelle vicinanze conta parecchie discariche e parecchi impianti inquinanti. Un progetto di rimodulazione che a detta dei Comitati è di fatto un ampliamento, e che prevede lo stoccaggio, il trattamento e anche il recupero dei rifiuti, con una significativa attività d’estrazione e lavorazione di materie prime, bitumaggio e betonaggio. L’area è quella dell’ex Cava Florio/Felce: “Le nostre preoccupazioni sono più che legittime – spiega Sara Ambrogio – in vista di risvolti e impatti sovra comunali. Rispetto al progetto originale del 2009 l’impianto è stato spostato di poche decine di metri, senza intravedere la collocazione più idonea richiesta da Regione e Provincia”.

“Una zona in cui sussistono criticità pregresse come altri rifiuti, fanghi e bidoni, una zona da cui verranno estratti oltre 1,3 milioni di mc di ghiaia, quasi come una cava, quasi come un ATE. In cui ogni giorno verranno lavorate quasi 2mila tonnellate di rifiuti, 600mila tonnellate all’anno: questo significa un camion ogni due o tre minuti, più di 400 al giorno”. E i rifiuti trattati? 518 diverse sigle CER, dalle scorie industriali e siderurgiche alle ceneri leggere, dalle polveri di abbattimento dei forni fino a rifiuti polverosi molto pericolosi, come le scorie di fonderia. A cui si aggiungono gli impatti sull’atmosfera e sul rumore, sulla viabilità e quindi anche sulla salute: “Questa non è una logica legata alla tutela ambientale, questa è la logica opposta, quella a cui ci abitua la cronaca”.

“Su questi temi non ci deve essere né maggioranza né opposizione – fanno allora sapere da Mazzano – Portamb ha presentato un progetto che è una presa in giro, quasi a voler mancare di rispetto ai cittadini. Se eravamo motivati a contrastare il primo progetto lo siamo ancora di più nel contrastare il secondo. Tutti insieme, amministratori e cittadini, per far valere le nostre ragioni alla prossima Conferenza dei Servizi”. Preoccupazioni legittime, per un territorio “già martoriato”, e per un impianto che se tutto va bene (o male, dipende dai punti di vista) potrebbe rimanere operativo per almeno una cinquantina d’anni.

E’ già al lavoro una nuova commissione tecnica, per analizzare gli impatti di un impianto di questo tipo su area vasta, e non nei limiti della VAS comunale. Qualche nome? L’avvocato Butti, l’ingegner Magro, il professor Cossu. E una prossima assemblea in cui verranno illustrati i risultati di queste nuove analisi approfondite. “Il principio dello sviluppo sostenibile – spiegano da Legambiente – deve garantire che il soddisfacimento del benessere delle generazioni attuali non vada a compromettere la qualità della vita delle generazioni future. Siamo sicuri di voler lasciare questo ai nostri figli, e ai nostri nipoti?”.

La parola alla Regione, che dovrà tenere conto della nuova mobilitazione di cittadini, comitati e amministrazioni: raccolta di firme, nuove assemblee pubbliche. E magari una manifestazione, con tanto di cartelli e fischietti.
 

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