La falsa rinascita del Margherita d'Este: "Ci hanno truffato"

Il primo centro commerciale della città è in caduta libera da una decina d'anni. Dei 53 spazi commerciali spalmati su tre piani, solo una quindicina ha resistito. Tre anni fa il cambio di proprietà avrebbe dovuto rilanciare il polo, poi nulla. Un commerciante: "Sono stato truffato"

Margherita d’Este: soffitto in cartongesso crollato © Bresciatoday.it

BRESCIA. Il simbolo di un'epoca ora caduto in disgrazia. È l'attuale biglietto da visita del primo centro commerciale sorto in città: “La casa di Margherita d'Este”, negli anni '90 fiore all'occhiello di San Polo, ora semi abbandonato. Sia dalla gente del quartiere che dai commercianti. A frequentare i 24832 mq  sono rimasti solo pochi aficionados: gli anziani seduti al bar del primo piano che sorseggiano un caffè, cullandosi nei ricordi dei tempi andati. Nei loro racconti riprendono vita i concerti e gli eventi che nei sabato pomeriggio riempivano il polo commerciale. Una via vai di gente che è soltanto un ricordo sbiadito, come la giostra in legno del secondo piano, dove i bambini si divertivano mentre le mamme si dedicavano allo shopping. Di quell'epoca non rimane più nulla: se non gli scatoloni e la merce abbandonata nei tanti negozi vuoti.

La maggior parte dei 53 punti vendita sono, infatti, chiusi da tempo e l'edificio ha perso fascino e prestigio agli occhi della cittadinanza. Il degrado è evidente tanto all'esterno, quanto all'interno (guarda le foto). Ma della progressiva desolazione del centro commerciale, una quindicina i negozi attualmente aperti, non sono responsabili solo la crisi, la perdita del potere d'acquisto e l'aumentare della concorrenza. Però un bacino d'utenza esiste ancora, assicura il responsabile della vendita degli spazi, Marco Gelfi. Certo, i numeri sono ben al di sotto rispetto a quelle 400mila persone di cui si trova traccia nella brochure inaugurale: “Le ricerche di mercato fatte recentemente da centri specializzati hanno stabilito che il bacino di utenti è di circa  30mila persone”, spiega ancora Gelfi. La ragione del progressivo svuotamento del centro commerciale, quindi, non va cercata fuori dalle mura del Margherita D'Este, ma probabilmente in una cattiva gestione.


Il rilancio del centro inaugurato nel settembre 1987 avrebbe dovuto cominciare nel 2012, con il cambio di proprietà. Dalla gestione Enasarco, la cassa di previdenza degli agenti di commercio, si era passati a quella di IDea Fimit.  Quindi da un proprietario poco interessato a far fruttare l'investimento nell'immobile, trattandosi di un fondo pensionistico, si è passati ad un owner che gestisce fondi immobiliari, sulla carta più motivato a trarre profitti dall'immobile. La IDea  Fimit è controllata per oltre il 50% dal gruppo De Agostini, partecipata da Inps e per una quota (il 5, 97%)  anche dalla vecchia proprietà del centro: cioè dal fondo pensionistico Ensarco. 

Il passaggio, che era avvenuto per snellire la burocrazia e assicurare una gestione più efficace, non sta però dando i risultati auspicati dai commercianti. Il centro è stato ristrutturato nella primavera scorsa, ma l'opera di restyling non è ancora finita, come si può notare dalle fotografie. Ci sono state 5 nuove aperture, ma i problemi sono rimasti gli stessi.

Margherita d’Este: IDeA FIMIT
risponde alle accuse dei negozianti

“Ci hanno riempito di promesse, ma la situazione non è cambiata – spiega un negoziante storico, il proprietario del negozio di scarpe al piano terra – viene sempre meno gente, anche gli abitanti del quartiere lo frequentano poco, perché non c'è scelta. I pochi negozi che hanno aperto non sono sufficienti, ci vorrebbero dei punti vendita dei grandi marchi che attirino la gente e facciano da traino. Capita spesso di privarci dello stipendio per pagare i fornitori. Dopo 40 anni di attività, arrivare a questi punti è umiliante”.

I più agguerriti sono i nuovi arrivati che hanno fatto causa alla proprietà del centro commerciale. "Io ho aperto un anno fa, perché mi era stato assicurato che il polo sarebbe stato rilanciato e che una volta finiti i lavori di ristrutturazione ci sarebbe stata una nuova inaugurazione -  racconta il titolare del negozio d'armi sportive del terzo piano -, invece sono stato truffato. Ci hanno detto che avrebbe aperto un ristorante 'all you can eat' e un mega store di elettronica, ma non è così. Non ci sono clienti e non ha aperto nessun nuovo negozio. Non guadagno e ho il finanziamento aperto in banca."

A fare da traino avrebbe dovuto essere la nuova area food del primo piano, della quale non c'è ancora nessuna traccia. “È ancora in fase di studio - afferma Gelfi - le trattative sono in sospeso perché gli enti competenti  stanno procedendo alle verifiche tecniche, ma la domanda per gli spazi c'è."

Anche i lavori di ristrutturazione sono in fase di stallo: al terzo piano il contro soffitto di alcuni negozi ha ceduto e piove dentro, nei bagni non ci sono le porte, alcuni cavi penzolano dal soffitto: “Gli abbaini e i tetti saranno oggetto di manutenzione nei prossimi mesi", assicura ancora Marco Gelfi, che è rimasto l'unico punto di riferimento per i commercianti. Dallo scorso dicembre, infatti, il polo è privo di una figura direttiva e ai negozianti per rivolgersi alla proprietà è stato dato un numero di Roma.

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