Il Diavolo abbandonato: la chiesa di San Sivino a Manerba del Garda

La leggenda del piede di Satana potrebbe fare una brutta fine, la chiesetta di San Sivino cade a pezzi, la proprietà non concede il passaggio comunale. Si lavora per un accordo, il sindaco: "Dobbiamo fare in fretta"

Chiesetta, dannata chiesetta. Sconsacrata, indiavolata, violata, abbandonata. La chiesetta di San Sivino a Manerba del Garda lotta contro il tempo, il tempo che passa e che piano piano fa crepare i muri, fa crollare il tetto, scrosta tutti gli affreschi. Il piede del Diavolo rimane lì, simbolo indimenticato di quella leggenda che in molti conoscono, e di cui molti parlano. Un luogo di culto, pagano prima e cristiano poi, una chiesetta con pietre longobarde ristrutturata nel ‘500 ma anche nel ‘700, e che oggi sembra più lontana che mai, contesa tra il privato e il pubblico, la parrocchia e la privata proprietà. Chissà cosa direbbe Marco il mugnaio, protagonista di quella leggenda che sembra già storia, che pur di avere un po’ di acqua per il suo mulino fece quel maledetto patto col Diavolo. Il Comune di Manerba ci ha pure provato, con una variante al PGT che prevedeva un accesso pubblico, variante stroncata dal Tar che spesso difende la proprietà non per cattiveria, ma per la sua natura giuridica. La chiesetta dunque è ancora là, circondata da quei terreni che comunali non sono, recintata e quindi inaccessibile al grande pubblico.

Un pubblico di curiosi ma anche di turisti, perché Manerba non è solo spiagge e lago, è anche storia e mito, religione e paesaggi: basta guardarsi intorno, oppure fare un giro alla Chiesa di San Giorgio. “Non vogliamo assolutamente andare contro la volontà dei proprietari – racconta a BresciaToday il primo cittadino Paolo Simoni – Vogliamo solamente sederci a un tavolo e trovare un accordo, il più presto possibile. A noi basterebbe un piccolo passaggio che permetta di raggiungere la chiesa, lo abbiamo già fatto in altre situazioni. Purtroppo il tempo è davvero tiranno, la struttura è degradata, in pessime condizioni. Ogni forte temporale può essere fatale, si rischiano danni irreversibili”.

“La nostra volontà è chiara, stiamo parlando di un patrimonio culturale dalla grande valenza storica. E aggiungo anche il valore affettivo, generazioni e generazioni di manerbesi conoscono il luogo, ci sono passati, lo hanno visitato. Una riscoperta che può fare comodo, soprattutto in tempo di crisi. Ma dobbiamo intervenire rapidamente, dobbiamo accelerare i tempi: la comunità richiede di poter accedere alla chiesa, noi come Comune rappresentiamo la comunità. Non vogliamo creare alcun disagio ai proprietari, abbiamo previsto un percorso il più lontano possibile dalla loro abitazione, possiamo ancora rettificarlo. Al di là di ogni disquisizione, la chiesa di San Sivino è una bellezza storica che merita di essere conosciuta e visitata”.


In paese ci riferiscono che la parrocchia avrebbe già i documenti che ne attesterebbero la proprietà. Non è più così remota la possibilità di un accordo a tre, tra l’ente ecclesiastico, l’ente pubblico e la famiglia proprietaria. “Può essere una grande occasione per Manerba. Se vogliamo essere pratici, anche dal punto di vista turistico e del marketing del territorio. Stiamo lavorando anche a questo, la Valtenesi è un territorio baciato da Dio, ricco di eccellenze che in tanti ci invidiano. La nostra terra, i prodotti tipici, i vigneti, le cantine e i frantoi, le chiese, il paesaggio.. Per un turismo di qualità che potrebbe davvero durare tutto l’anno”.

Su questa strada anche la creazione di un Parco di Interesse Sovracomunale, a cui partecipa attivamente anche il Comitato Colline Moreniche di Gabriele Lovisetto. “Il parco può essere il nostro incubatore di possibilità – continua Simoni – per un turismo da 365 giorni, per diffondere e creare un diverso stile di vita. Il percorso è ancora lungo, siamo contenti di poter collaborare con il Comitato, una vera risorsa per le varie amministrazioni. Un supporto costante a tutto il lavoro che facciamo, un rapporto di proposta e progettualità, di ragionamento e di impostazione”. E la chiesetta di San Sivino che può diventare il simbolo di questa ‘caccia’ al turismo diverso, che tanto piace nelle campagne francesi e nei meno remoti territori della Franciacorta. Andare oltre la stagionalità, valorizzando quanto di bello esiste già, senza perdere altro tempo.

“La nostra non è una questione personale, né tanto meno ideologica. Vogliamo tutelare un bene che spetta a tutta la comunità, un bene storico, artistico e territoriale. Mai come oggi non si deve più aspettare, tra pochi anni invece della chiesa potremmo avere solo delle squallide macerie”. Il piede del Diavolo, dopo aver resistito per secoli, potrebbe finire ricoperto di polvere, dimenticato da Dio e, a questo punto, da Satana stesso.

Si ringrazia Armando Bellelli per le fotografie - Tutti i diritti riservati

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