Madama Cie. Rievocazioni di una divisa scoppiata

Intervista ad Alessandra Magrini Attrice Contro, protagonista dello spettacolo andato in scena sul palco principale della Festa di Radio Onda d'Urto. Ispirata da Lady Oscar, una donna che si scontra con la sua coscienza

I Centri di Identificazione ed Espulsione (ex Centri di Permanenza Temporanea) sono da intendersi come i terminali delle politiche migratorie, italiane ed europee. La definizione presa in prestito da Wikipedia non entra però nel dettaglio di quelli che negli ultimi anni si sono caratterizzati in particolare per le loro difficoltà di gestione, e per i trattamenti spesso disumani a cui vanno incontro i cosiddetti ospiti temporanei. Ci ha provato, e ci è riuscita, Alessandra Magrini alias Attrice Contro che dal 2009 porta in giro per l’Italia il suo monologo itinerante e multimediale, da Roma a Milano e ora anche a Brescia, sul palco principale della Festa di Radio Onda d’Urto. Madama Cie, o le rievocazioni estemporanee di una divisa scoppiata, racconta la storia di Francesca, donna in divisa che lavora nei centri italiani, prima a Roma e poi anche a Lampedusa, e si confronta con prima con il suo stesso ruolo, con lo Stato, e poi con la sua coscienza. Liberamente ispirato a Lady Oscar.

Lo spettacolo parla di immigrazione e di lavoro, quindi anche di umanità..

Madama Cie è una donna che si scontra con la sua coscienza, e per raccontarlo mi sono ispirata a Lady Oscar, il mio mito da bambina. Ho riscritto la storia di Lady Oscar immaginando la Lady Oscar dei nostri tempi, una donna che indossa una divisa nel mondo di oggi, e ho cercato però di analizzare tutto, ho parlato anche con le forze dell’ordine scoprendo cose che mai mi sarei aspettata. In fondo loro fanno un lavoro, portano a casa i soldi, ma è logico che anche loro sono sfruttati dal sistema, spesso non hanno neanche la benzina nelle macchine! Lo spettacolo va proprio in questa direzione: come Lady Oscar contribuirà alla rivoluzione francese anche la nostra Madama Cie diventerà una ribelle, verrà molto segnata dall’esperienza dei Cie, in un percorso umano molto forte.

Ho letto che lo spettacolo in realtà è un work in progress, cambia continuamente, segue l’attualità e vive anche di improvvisazione..

Io ci metto sempre molta improvvisazione ma anche e soprattutto voglio mantenerlo attuale. Per esempio adesso si è allungato il tempo di permanenza nei Cie, ogni volta succedono cose diverse.. E queste cose vanno dette.

Questo spettacolo nasce da un’emozione. Mi spieghi come?

Questo spettacolo è nato mentre allattavo mia figlia e vedevo un servizio su Lampedusa, con dei bambini appena sbarcati e che anche loro avevano al massimo tre mesi. Vederli così mi ha scosso, davvero. Ho visto questi bimbi e ho cominciato subito a scrivere qualcosa sull’immigrazione, mi sono documentata, mi sono avvicinata alla realtà dei Cie, ho provato anche a entrarci fisicamente ma non ci sono riuscita, ho collaborato con tante persone come quelli della Cooperativa romana Be Free. Anche chi ci lavora non penso che passi delle ore facili là dentro, anche loro sono dei reclusi. Ci sono persone che da una situazione come questa tirano fuori l’aggressività e diventano carnefici, ci sono persone che invece non reggono proprio. Spesso l’essere cattivo o violento è una difesa psicologica al fatto che si vive una condizione disumana: secondo me già obbedire agli ordini non è una cosa umana.

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