Ecomafie: nel Bresciano 120 immobili confiscati e 28 aziende sequestrate

Il rapporto di Legambiente Lombardia nel corso dell'assemblea pubblica di San Faustino: 120 beni immobiliari confiscati in Provincia di Brescia con 28 aziende sequestrate

Centinaia e centinaia di inchieste in tutta Italia, e la Lombardia che senza far troppo rumore guadagna spazi e posizioni, 15 inchieste per “criminalità diffusa in appalti pubblici”, oltre 200 arresti per “corruzione ambientale” con il terzo posto a livello nazionale, dietro Calabria e Piemonte, quasi il 20% sul totale del Paese, e ancora 1600 reati per l’ambiente accertati con 1400 persone denunciate, il secondo posto della penisola per i reati relativi al traffico e trattamento illecito dei rifiuti, oltre 340 reati accertati. A conti fatti quasi il 30% del totale Italia, il che significa che in una inchiesta su tre risultano coinvolti dei soggetti lombardi.

Con un fatturato complessivo che sfiora i 9,5 miliardi di euro le ecomafie si presentano, e a censirle il rapporto Ecomafie 2012 di Legambiente, già visto in via ufficiale nell’ottobre scorso, ieri sera anche nella sala Piamarta di San Faustino, “un fenomeno complesso e da non sottovalutare” a cui vanno aggiunti i canali più tradizionali della mafia che tutti conosciamo, 120 beni immobiliari confiscati in Provincia di Brescia con 28 aziende sequestrate perché colluse. Una lunga e partecipata discussione, moderata da Andrea Tornago e con la partecipazione di Pietro Garbarino, dell’avvocato Sergio Cannavò, del rappresentante di Libera Brescia Giuseppe Giuffrida, del sostituto procuratore Federico Bisceglia.

Il discorso lombardo quasi sta stretto anche a Brescia, la bonifica dell’area Caffaro (sito inquinato di interesse nazionale) gestita da “un’azienda senza alcuna capacità tecnica, che smaltiva la terra contaminata come se fosse normale terra da giardino”, l’incredibile caso dell’ex cava Piccinelli, “rifiuti radioattivi garantiti per i prossimi 300 anni, e la rimozione a carico della collettività”, la recente vicenda della discarica di Via Brocchi, dove è successo quello che è successo “nonostante tutti i riflettori fossero puntati lì”, e poi “il mito dell’ex ASM” e l’inchiesta della Procura sulla fumata nera dell’8 agosto scorso dall’inceneritore bresciano.

Insomma ce n’è per tutti i gusti: “Il ciclo illegale del cemento che si lega alle nuove frontiere della criminalità ambientale, e le tantissime inchieste in Lombardia che confermano una costanza assoluta, il coinvolgimento diretto di quadri della Pubblica Amministrazione, la corruzione e le irregolarità, la falsificazione di documenti e autorizzazioni, una vastissima zona grigia in cui si inseriscono soggetti che di fatto hanno competenze e conoscenze, e lavorano per imprenditori apparentemente puliti”. Affari sporchi dunque, “a discapito della salute pubblica”, i citati reati contro l’ambiente, il traffico dei rifiuti in cui la terra lombarda è ad oggi “il massimo crocevia dei grandi traffici”, un’innegabile espansione e anche in settori diversi, ed ecco allora il racket delle archeomafie, oppure “le infiltrazioni criminali in tutta la filiera agroalimentare”, fino alla tratta degli animali, “specie protette ma anche animali d’affezione”.

L’ostruzionismo delle lobby, il cemento come merce di scambio, “l’imprenditoria che si fa malaffare, una realtà sommersa che si nutre di tanti piccoli episodi” ma senza farsi ingannare dalla “riduzione statistica dei fatti reali” che in realtà potrebbe addirittura nascondere “un disegno criminoso globale che investe la Provincia di Brescia e anche l’intera Regione Lombardia”. Per fortuna, continuano i relatori, esistono “esempi notevoli”, un po’ come i Comitati bresciani che “si sono dedicati giorno e notte a presidiare il territorio”, mentre tutto intorno “il tessuto economico del Nord, tutt’altro che sano”.

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Sistema economico e criminalità ambientale, “una serata che vuole essere anche una provocazione”. Ma esiste nel mondo un tessuto economico sano? Pare difficile, a guardarsi tutto intorno, in quel “sistema economico che si basa sulla possibilità di sacrificare ambiente e salute, in nome del profitto e della produzione”.

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