Ecomafie in Lombardia: «Terreno fertile per capitali sporchi»

In attesa del rapporto 2012 Legambiente Brescia prova a fare il punto della situazione. Se a Brescia si parla di allarme ambientale la Lombardia certo non se la passa meglio: "Attività imprenditoriali senza scrupoli"

Una serie di incontri e di eventi, fino alla fine dell’anno e fino al giorno fatidico delle elezioni, con cui Legambiente Brescia chiama alla sensibilizzazione della cittadinanza, dal Metrobus alla mobilità, dall’energia ai rifiuti all’età del cemento, e si comincia martedì 27 novembre alle 21 con la presentazione del rapporto Ecomafie 2012, nella Sala Piamarta di Via San Faustino in collaborazione con Libera, e con la partecipazione di Sergio Cannavò, Federico Bisceglia, Giuseppe Giuffrida. “Un modo per discutere e contestualizzare – ci spiega Isaac Scaramella – per parlare di città e di ambiente, di consumo di suolo e di PGT, l’edilizia e il cemento, i finanziamenti illeciti, i problemi di illegalità presenti anche al Nord, come confermato dai recenti fatti di cronaca”.

Non solo Brescia dunque, ma senza dimenticarci di quell’allarme ambientale di cui tutti parlano, come sottolineato dall’avvocato Pietro Garbarino. “Gravi rischi per la popolazione, riconosciuti dall’ASL ed estensibili a tutta la città, una situazione che non deriva dal caso e tantomeno da un destino cinico, cercare di comprenderne i motivi e le problematiche, ed è impossibile non parlare di ecomafie, un sistema di interessi e malaffare intorno al quale ruotano connivenze politiche e attività imprenditoriali senza scrupoli, al fine di gestire a scopo di lucro le varie attività ambientali, senza una vera finalità di salvaguardia e tutela. Attività che non sono illegali dal punto di vista formale, alla base ci sono il benestare delle amministrazioni, permessi e autorizzazioni, attività che divengono illegali nella loro realizzazione, nel loro svolgimento”.

Solo a Brescia gli esempi si sprecano, continua Garbarino, dalla discarica di Via Brocchi all’Ecoeternit di Montichiari, per non parlare dell’inceneritore o di quei 4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali che riempiono e inquinano tutta la Provincia, “spesso il risultato di accordi tra imprenditori che vanno oltre ogni limite, senza alcun controllo e alcuna verifica”. Insomma “ne succedono di tutti colori, e tutta la Lombardia è in questa situazione”, una Regione così ricca e così avanzata in cui però “tanti aspetti del malaffare trovano copertura negli atti amministrativi”, e anche il Comune di Brescia “va inserito in un vasto banco degli imputati”.

Troppi sintomi diffusi, forse una malattia incurabile? “Purtroppo i soldi non hanno morale – conclude Carmine Trecroci – e in particolare nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un vero e proprio assalto della criminalità organizzata all’economia del Nord, alla società e anche all’ambiente, una penetrazione capillare di cui ancora non si conoscono i dati ma che ben sappiamo essere pervasiva e collusa con campi e settori apparentemente insospettabili”. Un assalto poderoso, un piano criminoso che prevede “l’istituzione continua di canali di riciclaggio e investimento di somme illecite”, denaro speso in “progetti di natura pubblica e privata”, e allora non fa più specie sapere che un paese come Roncadelle vanta “il primato europeo di superficie commerciale per abitante, quasi il doppio della media lombarda”.

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“I capitali sporchi qui trovano terreno fertile, arrivati a questo punto ogni sospetto è lecito, nei confronti di qualunque grande progetto di sviluppo urbanistico e immobiliare. Nella speculazione edilizia, in tutto ciò che la circonda, esistono tante, troppe imprese molto vicine alle organizzazioni mafiose”.

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